Premessa metodologica

Il metodo “puramente normativo” della Scuola Edizioni Giuridiche – Formazione, si basa su un approccio logico-analitico alle tracce d’esame, che privilegia il ragionamento giuridico attraverso l’utilizzo del dato normativo e del sillogismo aristotelico.

Questo particolare “metodo normativo” consente di sviluppare qualsiasi tipologia di traccia e di risolvere agevolmente ogni problematica giuridica ad essa sottesa.

In tale prospettiva, i più recenti orientamenti giurisprudenziali verranno analizzati e utilizzati unicamente come validi sostegni della personale argomentazione dell’allievo.

Riteniamo, infatti, che l’originalità e la correttezza del ragionamento giuridico possano conferire agli elaborati quegli elementi di differenziazione e qualificazione necessari per superare le prove scritte dell’esame scritto d’avvocato che, ricordiamo, dall’anno 2017, non si svolgerà più con ausilio dei codici annotati.

Schemi ragionati con ipotesi di risoluzione a cura delle docenti:

Avv. Elisabetta Patrito e Maria Francesca Mascia

 

Seconda giornata – Il parere di diritto penale.

 

Traccia n. 1

 

Tizio, avendo intenzione di intraprendere l’esercizio di una attività di somministrazione di alimenti e bevande, chiede l’iscrizione nell’apposito registro pubblico utilizzando il modulo di domanda predisposto dalla locale Camera di Commercio.

In epoca successiva all’ottenimento dell’iscrizione ed all’inizio dell’attività, Tizio viene però rinviato a giudizio per il reato di cui agli artt. 48 e 479 c.p., per aver dichiarato falsamente, nella parte della domanda relativa al possesso dei requisiti morali e professionali, di non aver mai riportato condanne per reati in materia di stupefacenti.

Tizio si reca dunque da un legale per un consulto e dopo aver rappresentato quanto sopra, precisa di non aver compreso al momento della redazione della dichiarazione sostitutiva di certificazione in questione che i requisiti morali e professionali richiesti consistessero nel non aver riportato condanne per reati in materia di stupefacenti, in quanto il modulo conteneva esclusivamente il richiamo ad alcuni articoli di legge speciali, senza riportarne il testo né fornire alcuna spiegazione al riguardo.

Assunte le vesti del legale di Tizio, rediga il candidato un motivato parere, illustrando le questioni sottese alle fattispecie in esame e le linee di difesa del proprio assistito.

 

 

Dati fattuali rilevanti: Tizio, al fine di intraprendere una attività di somministrazione di alimenti e bevande, compila apposita domanda rivolta alla Camera di Commercio, attraverso moduli da essa predisposti, redatti in modo poco chiaro con riferimento alla indicazione di articoli di leggi speciali che prescrivono i requisiti soggettivi per l’esercizio di tale attività.

Tizio dichiara, contrariamente al vero, di non aver mai riportato condanne penali in materia di stupefacenti, a causa di una mancata conoscenza delle predette norme.

 

Questioni giuridiche sottese: Disamina dei reati di cui all’imputazione: artt. 48 e 479 c.p.; problematica dell’errore determinato dall’altrui inganno; configurabilità del diverso reato di cui all’art. 483 c.p. con conseguente riqualificazione del fatto; accertamento dell’elemento soggettivo nei reati di falso; rilevanza dell’errore scusabile ex art. 5 c.p.

 

Norme giuridiche applicabili: Artt. 5, 43, 47, 48, 479 e 483 c.p.

 

Soluzione/Sussunzione: Occorre preliminarmente rilevare che la fattispecie di cui all’art. 479 c.p., rubricata, “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici” configura una ipotesi di reato proprio, che può essere commesso solo dal pubblico ufficiale.

Tanto basta per escludere l’applicabilità della norma nel caso di specie poiché Tizio non riveste detta qualifica.

Inoltre, non è neanche ravvisabile l’elemento oggettivo del reato de quo, atteso che non è il pubblico ufficiale ad attestare falsamente, nell’esercizio delle sue funzioni, bensì è il privato che attesta falsamente al pubblico ufficiale il possesso dei requisiti morali e professionali per non aver mai riportato condanne per reati in materia di stupefacenti, con ciò inducendo in errore la pubblica amministrazione.

La fattispecie concreta è al più sussumibile nella diversa norma incriminatrice di cui all’art. 483 c.p., rubricata “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”, di cui risulta peraltro integrato l’elemento oggettivo, consistente nella falsa attestazione al pubblico ufficiale, in atto pubblico, di fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.

Seri dubbi permangono, invece, per quanto attiene all’elemento soggettivo.

E’ configurabile nel caso di specie il dolo tipico dei delitti di falso?

Il delitto di cui all’art. 483 c.p. è punito a titolo di dolo generico, consistente  nella coscienza  e volontà  di compiere il fatto e di agire contro il proprio dovere giuridico.

Ne consegue che il dolo va escluso in tutti i casi in cui la falsità risulti essere dovuta a semplice leggerezza o negligenza, posto che il diritto penale non conosce la figura del falso documentale colposo (art. 42 c.p.)

Inoltre, a maggior ragione, va esclusa la sussistenza del dolo nel caso di dichiarazioni contenute in moduli prestampati, redatti in modo oscuro, di non immediata comprensione, non esistendo un dovere di accertamento del privato determinato dall’assenza di chiarezza e trasparenza del modulo.

In altre parole, si tratterebbe di un errore di diritto ex art. 5 c.p. – e non un errore di fatto ex art. 47 – scusabile.

Tanto basta ad escludere la responsabilità penale di Tizio anche in relazione alla fattispecie di cui all’art. 483 c.p. perché il fatto non costituisce reato.

Ne discende l’insussistenza anche della contestazione di cui all’art. 48 c.p. che prevede un errore (della P.A., beninteso) determinato dall’altrui inganno (di Tizio). Non vi può essere volontà decettiva in chi versi in errore scusabile o, al più, colposo.

 

Tuttavia, nel caso di specie, è appena il caso di rilevare che ad una diversa soluzione potrebbe giungersi in considerazione del fatto che Tizio, in qualità di “futuro imprenditore”, è destinatario di specifiche norme che disciplinano la sua attività ed in particolare, di precisi obblighi di informazione, quali doveri strumentali all’esercizio dell’attività medesima. Così opinando, nel caso de quo, ci troveremmo dinanzi ad un errore di diritto non scusabile, atteso che Tizio ancor prima di compilare il modulo, ben avrebbe dovuto informarsi sul contenuto delle norme richiamate nel modulo.

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