Premessa metodologica

Il metodo “puramente normativo” della Scuola Edizioni Giuridiche – Formazione, si basa su un approccio logico-analitico alle tracce d’esame, che privilegia il ragionamento giuridico attraverso l’utilizzo del dato normativo e del sillogismo aristotelico.

Questo particolare “metodo normativo” consente di sviluppare qualsiasi tipologia di traccia e di risolvere agevolmente ogni problematica giuridica ad essa sottesa.

In tale prospettiva, i più recenti orientamenti giurisprudenziali verranno analizzati e utilizzati unicamente come validi sostegni della personale argomentazione dell’allievo.

Riteniamo, infatti, che l’originalità e la correttezza del ragionamento giuridico possano conferire agli elaborati quegli elementi di differenziazione e qualificazione necessari per superare le prove scritte dell’esame scritto d’avvocato che, ricordiamo, dall’anno 2017, non si svolgerà più con ausilio dei codici annotati.

Schemi ragionati con ipotesi di risoluzione a cura delle docenti:

Avv. Elisabetta Patrito e Maria Francesca Mascia

 

Parere di diritto civile – Traccia n. 2: Esame Scritto Avvocato 2016

 

Caio è un giovane molto ben voluto nel piccolo paese in cui vive. Nel dicembre del 2005 riceve in donazione dall’amico Sempronio un piccolo appezzamento di terreno; successivamente nel maggio del 2008 acquista un piccolo appartamento con denaro dell’amico Mevio.  

Nel febbraio del 2016 Caio riceve la visita di Tizio, figlio e unico erede di Mevio, deceduto nel 2010, che gli rappresenta la propria intenzione di rivendicare la proprietà del predetto terreno lasciatogli in eredità da Mevio, nonché di ottenere la restituzione della somma di euro 50.000 pari al prezzo dell’appartamento acquistato con denaro dello stesso Mevio. 

A sostegno della prima pretesa Tizio sostiene che Caio non possa vantare alcun titolo sul terreno, non potendo considerarsi tale la donazione di cui il predetto aveva beneficiato nel dicembre 2005, dal momento che il disponente Sempronio non era titolare di alcun diritto sul bene donato.  Quanto alla seconda pretesa, lo stesso rappresenta che l’acquisto del predetto appartamento con denaro di Mevio avesse realizzato una donazione di denaro di non modico valore che doveva considerarsi nulla per non aver rivestito la forma prescritta dalla legge.

Caio, che vive dalla data della prima donazione (peraltro immediatamente trascritta), aveva goduto direttamente del terreno adibendolo a orto. Preoccupato per quanto rappresentatogli da Tizio, si rivolge ad un legale, al quale dopo aver riferito i fatti per come sopra descritti, ribadisce di non aver mai saputo che il terreno donatogli da Sempronio fosse, in realtà, di proprietà di Mevio.

Il candidato assunte le vesti del legale di Caio , rediga un motivato parere illustrando le questioni sottese al caso in esame e prospettando la linea difensiva più idonea a tutelare le regioni del proprio assistito.

 

 

Dati fattuali rilevanti: Donazione, a favore di Caio, di un piccolo fondo da parte dell’amico Sempronio nel 2005; acquisto da parte di Caio di un appartamento con denaro dell’amico Mevio nel maggio del 2008. Mevio decede del 2010. Tizio, figlio di Mevio, rivendica la proprietà del fondo donato da Sempronio a Caio, sostenendo che Sempronio non ne era proprietario. Tizio afferma invece di averlo acquistato per successione ereditaria.

Tizio chiede altresì la somma di euro 50.000 erogata a Caio da Mevio ed utilizzata per acquistare l’appartamento, poiché donazione di non modico valore, nulla perché priva del requisito formale dell’atto pubblico. Buona fede di Caio .

 

Questioni giuridiche sottese: Validità/efficacia della donazione di cosa altrui, anche alla luce della recentissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Cass. S.U. sent. 5068/2016); la donazione di cosa altrui, ancorché nulla/inefficace, può costituite “titolo idoneo” ai fini dell’usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c.?

Presupposti per l’usucapione, ordinaria e abbreviata; differenza fra donazione di modico valore e donazione indiretta, al fine dell’applicazione del requisito formale ex art. 782 c.c.

 

Norme giuridiche applicabili: Artt. 769 e ss. c.c. con particolare riferimento all’art. 771 (donazione di beni futuri), all’art. 782 (forma della donazione), 783 (donazioni di modico valore), 809 (norme sulle donazioni applicabili ad altri atti di liberalità; art. 1159 c.c. (usucapione decennale).

 

Soluzione/Sussunzione: Occorre suddividere l’argomentazione del parere in due parti, corrispondenti alle due pretese vantate da Tizio nei confronti di Caio.

 

Pretesa n. 1 – Sempronio, donante, non era titolare del bene/terreno donato a Caio, donatario: si configura una “donazione di cosa altrui”. Quest’ultima è ammissibile nel nostro ordinamento?

Sul punto sussisteva un contrasto dottrinale e giurisprudenziale particolarmente vivace, recentemente risolto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 5068/2016). Due le tesi prospettate.

Secondo un primo orientamento, la donazione di cosa altrui sarebbe nulla per applicazione analogica dell’art. 771 c.c. che commina testualmente la nullità della “donazione di beni futuri”, operando una sostanziale equiparazione fra beni oggettivamente futuri (vale a dire non esistenti in rerum natura) e soggettivamente futuri (ossia non esistenti nel patrimonio del donante, ma nel patrimonio altrui).

Secondo altro orientamento, argomentando dalla natura eccezionale della disposizione di cui all’art. 771 c.c., pertanto insuscettibile di applicazione analogica ex art. 14 Prel., la donazione di cosa altrui non sarebbe nulla, ma meramente inefficace, e dunque tale atto può costituire titolo astrattamente idoneo ex art. 1159 c.c., ove, beninteso, siano presenti tutti gli altri requisiti richiesti dalla disposizione in parola (possesso di buona fede, trascrizione etc.).

 

Come detto, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute per dirimere il contrasto, precisando che la donazione di cosa altrui è nulla e non inefficace.

Tuttavia, la nullità non si fonda sull’art. 771 c.c., norma eccezionale rispetto all’art. 1348 c.c. il quale prevede che la prestazione di cose future può essere dedotta nel contratto – e quindi anche nella donazione –  salvi i particolari divieti imposti dalla legge e, fra questi, proprio l’art. 771 c.c. in materia di donazione di beni futuri in senso oggettivo.

La nullità si evince, invero, dal tenore letterale dell’art. 769 c.c.

In particolare, posto che sussistono due tipologie di donazione, la donazione traslativa e la donazione obbligatoria, il problema della donazione di cosa altrui riguarda la sola donazione traslativa, atteso che la titolarità del bene in capo al donante costituisce elemento essenziale del contratto di donazione.

Ne consegue che, se il bene non appartiene al donante, il contratto non potrà produrre gli effetti sui propri, per mancanza di causa in concreto, quale requisito strutturale del contratto ex artt. 1325 e 1418, II comma c.c.

Se la donazione di cosa altrui è nulla, occorre comunque domandarsi se la stessa possa costituire titolo astrattamente idoneo ex art. 1159 c.c., tanto più che, nel caso di specie, risulta un possesso in buona fede prolungato per oltre un decennio.

A ben vedere, l’unico vizio sussistente nel nostro caso, è costituito dal difetto di legittimazione a disporre di Sempronio.

Tuttavia, ancorché le Sezioni Unite discorrano di nullità per difetto di causa in concreto ex art. 1418, II comma c.c., la donazione de qua costituisce titolo astrattamente idoneo per perfezionare la fattispecie di cui all’art.  1159 c.c.

In ogni caso, se tale soluzione non dovesse trovare accoglimento, sarebbe comunque prospettabile l’usucapione ventennale ex art. 1158 c.c.

 

Caio potrà resistere alla domanda di rivendicazione ex art. 948 c.c.–e non di petizione ereditaria ex art. 533 c.c. –  formulata da Tizio, erede di Mevio, sollevando un’eccezione petitoria per aver il primo usucapito il terreno, ex art. 1159 c.c.

 

Pretesa n. 2 – Occorre domandarsi a quale titolo Mevio consegni la somma di 50.000 euro a  Caio: vi è un contratto di mutuo, in relazione al quale è prospettabile un’azione di restituzione, tra l’altro ancora in termini, o vi è una donazione, salvo stabilire se di modico valore o indiretta?

La traccia non fornisce sufficienti elementi per propendere per la sussunzione in termini di contratto di mutuo ma, semmai, in termini di un atto di liberalità, salvo poi individuarne la natura giuridica corretta.

Se si opta per la donazione di modico valore ex art. 783 c.c., non sarebbe necessaria la forma solenne dell’atto pubblico, e dunque tale donazione sarebbe valida ed efficace, sussistendo la mera tradizione del bene mobile (il denaro).

Viceversa, se riteniamo la donazione de qua non di modico valore, tenuto conto anche delle condizioni economiche del donante, la donazione sarà invalida in difetto del requisito formale.

Tuttavia, l’invalidità può essere bypassata attraverso la più corretta qualificazione in termini di “donazione indiretta” o liberalità non donativa, di cui all’art. 809 c.c.

 

Ne consegue che Caio potrà resistere alla domanda restitutoria di Tizio, eccependo che si tratti di una donazione indiretta, non soggetta a vincoli di forma e dunque valida.

Da ultimo, occorre rilevare che quantunque la donazione de qua sia valida, ovvero ci si trovi dinanzi ad una liberalità indiretta, Caio sarà esposto ad un’eventuale azione di riduzione da parte di Tizio, nell’eventualità che sia stata lesa la sua quota di legittima (art. 553 e ss c.c.), stante il richiamo di cui all’art. 809 c.c.

 

Note: la donazione di cosa altrui è stata oggetto di uno specifico articolo del Blog del Praticante: AspiranteAvvocato.it curato dal talento dell’avv. Tiziana Caboni e di uno specifico focus di approfondimento, nonché oggetto di schemi argomentativi sintetici forniti agli allievi della Scuola Edizioni Giuridiche – Formazione

 

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