Premessa metodologica

Il metodo “puramente normativo” della Scuola Edizioni Giuridiche – Formazione, si basa su un approccio logico-analitico alle tracce d’esame, che privilegia il ragionamento giuridico attraverso l’utilizzo del dato normativo e del sillogismo aristotelico.

Questo particolare “metodo normativo” consente di sviluppare qualsiasi tipologia di traccia e di risolvere agevolmente ogni problematica giuridica ad essa sottesa.

In tale prospettiva, i più recenti orientamenti giurisprudenziali verranno analizzati e utilizzati unicamente come validi sostegni della personale argomentazione dell’allievo.

Riteniamo, infatti, che l’originalità e la correttezza del ragionamento giuridico possano conferire agli elaborati quegli elementi di differenziazione e qualificazione necessari per superare le prove scritte dell’esame scritto d’avvocato che, ricordiamo, dall’anno 2017, non si svolgerà più con ausilio dei codici annotati.

 

Schemi ragionati con ipotesi di risoluzione a cura delle docenti:

Avv. Elisabetta Patrito e Maria Francesca Mascia

 

Terza giornata – L’atto.

 

Traccia n. 3 – Atto giudiziario in materia di diritto amministrativo

 

In data 23 aprile 2016, Tizio aliena a Caio un immobile di interesse storico artistico (ritualmente dichiarato) di sua proprietà al fine di ottemperare all’obbligo di legge, lo stesso trasmette alla competente soprintendenza, con lettera raccomandata ricevuta in data 02 maggio 2016 copia autentica del contratto di compravendita.

Il Ministero per i beni e le attività culturali, senza comunicare l’avvio di procedimento agli interessati, esercita il diritto di prelazione sull’immobile con provvedimento del 25 ottobre 2016, nel quale dopo aver affermato la sussistenza dei presupposti di legge per l’applicazione del termine di legge di 180 giorni (non avendo Tizio effettuato la prescritta denuncia di alienazione), si limita a fare generico riferimento all’interesse storico artistico dell’immobile stesso.

Tale provvedimento viene consegnato all’ufficio notificatorio il 26 ottobre 2016 e notificato alle parti del contratto in data 4 novembre 2016.

Caio, preoccupato di perdere la proprietà del predetto immobile, si reca dunque da un legale al quale, dopo aver esposto i fatti sopra detti, rappresenta che Tizio, nel trasmettere alla Soprintendenza copia del contratto di compravendita, aveva comunque indicato il domicilio in Italia di ciascuna delle parti contraenti.

 

Il candidato, assunte le vesti del legale di Caio, rediga l’atto ritenuto più idoneo alla tutela delle ragioni del proprio assistito, illustrando le problematiche sottese alla fattispecie in esame.

 

 

Dati fattuali rilevanti: Caio, acquirente di un immobile dichiarato di interesse storico artistico, subisce un provvedimento con cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali manifesta la volontà di esercitare il diritto di prelazione su detto bene, provvedimento datato 25 ottobre 2016 e notificato all’interessato il 4 novembre 2016.

Tizio, alienante dell’immobile, aveva ottemperato all’obbligo legale di comunicazione dell’atto di compravendita alla competente Sovrintendenza in data 2 maggio 2016.

 

Questioni giuridiche sottese: accertamento di eventuali profili di illegittimità nell’iter procedimentale seguito dalla P.A. nell’adozione del provvedimento ablatorio di cui agli artt. 60 e 62 del D. Lgs. n. 42/2004, anche con riferimento all’obbligo di motivazione di cui all’art.

3 della L. 241/1990.

 

 

Norme giuridiche applicabili: artt. 97 Cost., 3, 21-bis L. 241/1990; artt. 1, 2, 59, 60, 61 62 del D. Lgs. n. 42/2004.

 

Atto giudiziario prescelto: Ricorso dinanzi al T.A.R. competente, ex art. 40  D.Lgs. 104/2010 (CpA), nell’interesse di Caio, per l’annullamento del provvedimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, adottato il 25 ottobre 2016 e notificato al ricorrente in data 4 novembre 2016, previa sospensiva degli effetti dello stesso (cd. istanza cautelare), da proporre contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato (T.U. 30 ottobre 1933, n. 1611 e relativo Regolamento approvato con R.D. n. 1612/1933).

Ciò per evitare che si perfezioni l’effetto traslativo della proprietà del bene immobile, derivante dall’esercizio della prelazione da parte della P.A., con conseguente definitiva acquisizione al patrimonio indisponibile di quest’ultima del bene suddetto, già oggetto di compravendita tra Tizio e Caio.

 

L’atto andrà strutturato in questo modo:

 

  • esposizione del fatto (premessa minore), in cui verranno descritti gli elementi fattuali rilevanti opportunamente estrapolati dalla traccia;
  • argomentazione in diritto (premessa maggiore), scandita dai motivi di doglianza specifici, ancorati alle violazioni di legge ravvisate nell’agere della P.A.

Si ricorda, altresì, che nel contesto di un ricorso al TAR occorre preliminarmente sottolineare l’interesse attuale e concreto all’azione da parte del ricorrente, a causa del pregiudizio subito dal provvedimento impugnato.

 

 

Argomentazione:

L’atto doveva essere impostato ed argomentato in diritto prendendo le mosse esclusivamente dal dato normativo ed, in particolare, dagli artt. 59, 60, 61, 62 del D. Lgs. 42/2004, cd. Codice dei Beni Culturali.

Occorre infatti premettere che in materia di beni culturali le norme appena enunciate dispongono che:

 

  • 59.

Denuncia di trasferimento.

  1. Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o, limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali sono denunciati al Ministero.
  2. La denuncia è effettuata entro trenta giorni:
  3. dall’alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della detenzione;
  4. dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso;
  5. dall’erede o dal legatario, in caso di successione a causa di morte. Per l’erede, il termine decorre dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dalla comunicazione notarile prevista dall’articolo 623 del codice civile, salva rinuncia ai sensi delle disposizioni del codice civile.
  1. La denuncia è presentata al competente soprintendente del luogo ove si trovano i beni.
  2. La denuncia contiene:
  3. i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali;
  4. i dati identificativi dei beni;
  5. l’indicazione del luogo ove si trovano i beni;
  6. l’indicazione della natura e delle condizioni dell’atto di trasferimento;
  7. l’indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini delle eventuali comunicazioni previste dal presente Titolo.
  8. Si considera non avvenuta la denuncia priva delle indicazioni previste dal comma 4 o con indicazioni incomplete o imprecise.

 

  • 60.

Acquisto in via di prelazione.

  1. Il Ministero o, nel caso previsto dall’articolo 62, comma 3, la regione o gli altri enti pubblici territoriali interessati, hanno facoltà di acquistare in via di prelazione i beni culturali alienati a titolo oneroso o conferiti in società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento.
  2. Qualora il bene sia alienato con altri per un unico corrispettivo o sia ceduto senza previsione di un corrispettivo in denaro ovvero sia dato in permuta, il valore economico è determinato d’ufficio dal soggetto che procede alla prelazione ai sensi del comma 1.
  3. Ove l’alienante non ritenga di accettare la determinazione effettuata ai sensi del comma 2, il valore economico della cosa è stabilito da un terzo, designato concordemente dall’alienante e dal soggetto che procede alla prelazione. Se le parti non si accordano per la nomina del terzo, ovvero per la sua sostituzione qualora il terzo nominato non voglia o non possa accettare l’incarico, la nomina è effettuata, su richiesta di una delle parti, dal presidente del tribunale del luogo in cui è stato concluso il contratto. Le spese relative sono anticipate dall’alienante.
  4. La determinazione del terzo è impugnabile in caso di errore o di manifesta iniquità.
  5. La prelazione può essere esercitata anche quando il bene sia a qualunque titolo dato in pagamento.

 

 

  • 61

Condizioni della prelazione. 

  1. La prelazione è esercitata nel termine di sessanta giorni dalla data di ricezione della denuncia prevista dall’articolo 59.
  2. Nel caso in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, la prelazione è esercitata nel termine di centottanta giorni dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi dell’articolo 59, comma 4.
  3. Entro i termini indicati dai commi 1 e 2 il provvedimento di prelazione è notificato all’alienante ed all’acquirente. La proprietà passa allo Stato dalla data dell’ultima notifica.
  4. In pendenza del termine prescritto dal comma 1 l’atto di alienazione rimane condizionato sospensivamente all’esercizio della prelazione e all’alienante è vietato effettuare la consegna della cosa.
  5. Le clausole del contratto di alienazione non vincolano lo Stato.
  6. Nel caso in cui il Ministero eserciti la prelazione su parte delle cose alienate, l’acquirente ha facoltà di recedere dal contratto.

 

  • 62

Procedimento per la prelazione. 

  1. Il soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne dà immediata comunicazione alla regione e agli altri enti pubblici territoriali nel cui ambito si trova il bene. Trattandosi di bene mobile, la regione ne dà notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed eventualmente mediante altri idonei mezzi di pubblicità a livello nazionale, con la descrizione dell’opera e l’indicazione del prezzo.
  2. La regione e gli altri enti pubblici territoriali, nel termine di venti giorni dalla denuncia, formulano al Ministero una proposta di prelazione, corredata dalla deliberazione dell’organo competente che predisponga, a valere sul bilancio dell’ente, la necessaria copertura finanziaria della spesa indicando le specifiche finalità di valorizzazione culturale del bene.
  3. Il Ministero può rinunciare all’esercizio della prelazione, trasferendone la facoltà all’ente interessato entro venti giorni dalla ricezione della denuncia. Detto ente assume il relativo impegno di spesa, adotta il provvedimento di prelazione e lo notifica all’alienante ed all’acquirente entro e non oltre sessanta giorni dalla denuncia medesima. La proprietà del bene passa all’ente che ha esercitato la prelazione dalla data dell’ultima notifica.
  4. Nei casi in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, il termine indicato al comma 2 è di novanta giorni ed i termini stabiliti al comma 3, primo e secondo periodo, sono, rispettivamente, di centoventi e centottanta giorni. Essi decorrono dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi dell’articolo 59, comma 4.

 

Orbene, dalla ricognizione del dato normativo, emerge come i motivi formulabili nel ricorso giurisdizionale potevano essere vari: pare tuttavia opportuno concentrarsi su un primo motivo, dirimente, nel quale dedurre l’illegittimità del provvedimento con cui la P.A. ha esercitato il  diritto di prelazione ex art. 59  del Codice dei Beni Culturali, poiché emanato oltre il termine perentorio previsto ex lege.

Ciò non solo con riferimento al succitato termine breve di 60 giorni (art. 62, comma III), ma pure avendo riguardo al termine lungo di 180 giorni (art. 62, comma IV).

Infatti, sul punto, occorre rilevare come il provvedimento di cui all’art. 60 è ascrivibile senza dubbio al genus dei provvedimenti ablatori, dunque limitativi/restrittivi della sfera giuridica del destinatario: si tratta di provvedimenti restrittivi di cui all’art. 21-bis L.P.A. che producono i loro effetti nei confronti del destinatario con la comunicazione allo stesso effettuata anche nelle forme stabilite per la notifica agli irreperibili nei casi previsti dal c.p.c. Ne consegue che la decorrenza del termine lungo andrà parametrata non alla data del 26 ottobre 2016, momento nel quale la P.A. consegna l’atto all’ufficio notificatorio, ma alla data del 4 novembre 2016, data in cui il provvedimento è stato notificato a Caio.

I termini ultimi di notifica sarebbero stati, rispettivamente, per il termine breve di 60 giorni, il 1 luglio 2016, e per il termine lungo di 180 giorni, il 29 ottobre 2016.

La P.A. è pertanto decaduta dal potere di esercitare la predetta prelazione, con conseguente cristallizzazione degli effetti dell’atto di compravendita fra i due privati Caio e Tizio.

 

Un secondo motivo, ictu oculi emergente dalla traccia, doveva invece riguardare il deficit motivazionale  del provvedimento de quo. Le disposizioni di riferimento sono in questo caso l’art. 3 della L. 241/1990 (norma di carattere generale) e l’art. 62 del D.Lgs. 42/2004 (norma di carattere speciale).

Infatti, nel caso di specie,  la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali si è limitata a ribadire la sussistenza di un generico interesse storico artistico, fatto tra l’altro già noto, senza dare atto di quella che sarà la valorizzazione culturale del bene in nome della quale viene sacrificato il diritto di proprietà del privato.

 

La domanda cautelare dell’istanza di sospensione, volta a paralizzare gli effetti esecutivi del provvedimento, segue le consuete cadenze dei due requisiti del “fumus boni iuris” e del “periculum in mora”, attraverso la valutazione della fondatezza dei motivi di ricorso e del pregiudizio subito dal ricorrente nelle more del processo, sub specie di perdita della disponibilità del bene immobile.

 

Conclusioni: richiesta di annullamento del provvedimento impugnato (oltre che atti presupposti, connessi o collegati) di adozione della misura cautelare richiesta. Condanna alle spese di giudizio.

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