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La sessione che si accinge ad iniziare nel mese di dicembre 2016 (più esattamente il 13, il 14 e il 15 dicembre) sarà l’ultima nella quale il nostro ordinamento, relativamente alle prove scritte, consentirà agli aspiranti avvocato

 

 

 

  1. l’utilizzo dei codici commentati e/o annotati con la giurisprudenza

 

Introdotti nel 1989, tali codici furono inizialmente accolti con favore vista la valutazione degli elaborati, tra gli altri criteri richiesti dal Ministero della Giustizia, anche sulla base della “concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici” la cui dimostrazione era (ed ancora richiesta) ai candidati.

La possibilità di non dover effettuare durante la preparazione delle prove scritte uno studio mnemonico delle massime delle sentenze pronunciate dalla giurisprudenza di legittimità e, in alcuni casi, da quella di merito, si era palesata come un aiuto significativo per l’aspirante avvocato, il quale avrebbe potuto concentrarsi sull’esame delle argomentazioni addotte a sostegno delle pronunce, apprendendo la capacità di svolgere un ragionamento giuridico finalizzato alla risoluzione di un caso pratico.

L’esame che inizierà tra poco meno di tre mesi si profila quello stesso obiettivo.

Detto in altri termini, usare un codice commentato per la redazione di un parere o di un atto certamente semplifica lo svolgimento della prova e, a monte, dello studio, ma non deve risolversi in un impiego degli stessi in modo automatico e sregolato.

Per questa ragione, l’uso del codice commentato e/o annotato deve sempre essere accompagnato, in sede di preparazione, dalla lettura della sentenza integrale: un buon parere o un buon atto giudiziario non dipende dalla capacità di fare il cosiddetto copia e incolla delle massime riportate nella raccolta che si consulta e che molto spesso si è portati ad effettuare immediatamente dopo aver concluso la ricerca frenetica della sentenza risolutiva.

Il superamento della prova, infatti, discende, come si è detto, dalla dimostrazione della logicità nel ragionamento giuridico, in quanto il principio di diritto massimato deve necessariamente essere esplicato nei suoi passaggi fondamentali e con l’illustrazione degli argomenti a sostegno di quella specifica ricostruzione ermeneutica.

Lo studio della giurisprudenza deve, inoltre, essere accompagnato dallo studio dei fondamenti teorici degli istituti giuridici, in primo luogo, in quanto necessario ai fini del superamento della prova, trattandosi di criterio anch’esso di valutazione, e, in secondo luogo, per poter addivenire alla soluzione del caso concreto qualora la traccia non si basi su una fattispecie specificatamente oggetto di una pronuncia giurisprudenziale ma richieda, al contrario, l’applicazione degli articoli del codice e dei principi giuridici sottesi agli istituti in essi indicati.

Non solo, ma il mero copia e incolla è assolutamente controproducente anche e soprattutto con riferimento alla redazione dell’atto giudiziario: il candidato deve dimostrare la padronanza delle tecniche di persuasione, la quale, evidentemente, non riuscirà ad esplicare in maniera piena qualora si limiti a fare un collage di massime per riempire di contenuti l’atto.

 

  1. sette ore a disposizione per lo svolgimento dei compiti

 

Si tratta di sette ore preziose che non devono essere sprecate guardandosi intorno e deconcentrandosi ma, al contrario, devono essere dosate in maniera saggia per non arrivare alla scadenza del termine con un elaborato non completo o non riletto.

È consigliabile la seguente ripartizione: circa trenta minuti per la lettura attenta della traccia, altri trenta minuti per la stesura della scaletta da seguire nello svolgimento dei compiti, tre ore circa per la redazione dell’elaborato e il tempo rimanente per la copia in bella e la lettura finale.

Una felice ottimizzazione dei tempi può essere, successivamente alla lettura della traccia, la redazione di una scaletta approfondita (in questo caso anche sino ad un’ora e mezza) in maniera tale da poter dedicare le restanti ore direttamente alla stesura del compito in bella e alla lettura conclusiva.

 

  1. la possibilità di compensare le insufficienze

 

L’ammissione alle prove orali, infatti, non richiede che il candidato consegua una valutazione sufficiente in tutte e tre le prove.

Il punteggio complessivo richiesto è pari ad almeno 90 punti e non deve essere inferiore a 30 punti per almeno due prove. Volendo fare un esempio pratico, Tizio può ottenere 30 in entrambe le prove mentre Caio 30 nel parere civile, 35 in quello di penale e 25 nell’atto giudiziario. Il risultato finale, tuttavia, non sarebbe differente in quanto entrambi verrebbero ammessi all’orale.

Per concludere, dunque, un forte in bocca al lupo a tutti coloro che sosterranno le prove scritte il prossimo dicembre!

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