accento

Il superamento della prova scritta per il conseguimento dell’abilitazione per l’esercizio della professione forense richiede al candidato, prima ancora della soluzione corretta, il rispetto delle regole di grammatica e sintassi.

Spesso, infatti, complice anche la tipologia orale degli esami universitari della Facoltà di Giurisprudenza, la quale tende a “far perdere la mano” relativamente al profilo della scrittura, o, meglio, della corretta scrittura, l’aspirante avvocato si ritrova a scrivere il suo elaborato in maniera colloquiale, non adatta, evidentemente, ad un elaborato scritto.

Ecco, dunque, alcuni consigli sul punto.

 

  • Utilizzare correttamente il plurale delle parole

 

L’esempio può essere quello di pronuncia in riferimento alla sentenza del giudice: al plurale si scrive pronunce e non pronuncie. Volendo, si potrà scrivere, in luogo di pronunce, pronunzie.

 

  • Fare attenzione alle doppie

 

Pensiamo a legittimo o legittimità: questa è la forma corretta e non leggittimo o leggittimità.

 

  • Le parole devono essere accentate correttamente

 

A titolo esemplificativo, si prenda in considerazione

 

  1. se: qualora si tratti di pronome personale di terza persona deve essere accentato (), fatta eccezione nell’ipotesi in cui sia seguito da stesso o medesimo, quindi nei casi se stesso o se medesimo;

 

  1. qui e qua: si tratta di avverbi di luogo che non devono mai essere accentati;

 

  1. terza persona del presente indicativo del verbo dare: occorre l’accento e si scrive egli/esso . Diversamente, i verbi fare, sapere e andare non richiedono l’accento, quindi si scrive egli fa, egli va, egli sa;

 

 

  1. il ne in funzione di negazione deve sempre essere accentato: es. non richiede questo quello.

 

  • Sono assolutamente da evitare le interrogative dirette

 

È corretto, invece, utilizzare frasi interrogative indirette e senza il punto di domanda alla fine, ma il punto fermo. Ad esempio: non si deve scrivere Ricorre, dunque, nel caso in esame, il concorso di persone nel reato?, ma Occorre domandarsi se, nel caso in esame, ricorra il concorso di persone nel reato.

 

  • Particolare attenzione deve essere prestata in casi come

 

  1. sia … che non è corretto: si scrive sia … sia;

 

  1. insieme a …. non è corretto: si scrive insieme con;

 

3: da ciò ne deriva che ... o da ciò ne consegue che non sono corretti: si scrive da ciò deriva che … o da ciò consegue che … o ne deriva che … o ne consegue che … ;

 

  1. , nn, gg., ke non è corretto: si scrive però, non, giorni, che. Le abbreviazioni tipiche della messaggistica sono assolutamente da evitare. Le uniche abbreviazioni ammesse sono quelle successive agli articoli di legge (es. art. 112 c.p.c. o artt. 56 e 110 c.p.) o nella citazione degli estremi della sentenza (Cass. pen., sez. V, 15 aprile 1998, n. 4426). Altrettanto ammissibili sono le abbreviazioni quali p.a. in luogo di pubblica amministrazione. p.m. in luogo di pubblico ministero, g.i.p. in luogo di giudice per le indagini preliminari o p.g. in luogo di polizia giudiziaria, anche se è consigliabile l’utilizzo della forma estesa, qualora sia possibile e non sia già stata utilizzata nella stessa frase o in quella immediatamente precedente;

 

  1. attinente il … non è corretto: si scrive attinente al … .

 

  • I verbi vanno coniugati correttamente

 

Si pensi al congiuntivo: esso deve essere impiegato solo quando si fa riferimento ad un’ipotesi o ad una possibilità.

 

  • Necessaria attenzione deve essere prestata anche relativamente all’apostrofo

 

Si scrive, ad esempio, qual è e non qual’è; così come i sostantivi femminili devono essere preceduti dall’apostrofo (un’ipotesi e non un ipotesi) o gli aggettivi riferiti ad un sostantivo femminile (un’eventuale ipotesi e non un eventuale ipotesi).

 

  • È preferibile evitare l’utilizzo di termini latini qualora non sia necessario

 

Meglio in primo luogo o in secondo luogo invece di in primis  o in secundis. L’utilizzo del latino è ammissibile relativamente ai brocardi (es. nulla poena sine lege) o se indispensabile (es. clausola del neminem laedere).

 

  • Curare l’ortografia

 

In particolare, scrivere in maniera ordinata e leggibile, avendo cura di scrivere senza capovolgere le m e le n, mettendo i punti sulle i (i punti, non i cerchietti) e non mischiando il corsivo (da utilizzare) con lo stampatello (assolutamente da evitare).

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