evasione_fiscale_1_200-jpgCassazione penale, sezioni unite, 31 marzo 2016, n. 22474 

 

La rilevanza del falso valutativo nel delitto di false comunicazioni sociali post l. 69/2015

 

 

La massima

 

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto interno alla Quinta Sezione penale, hanno affermato il seguente principio di diritto: “sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di valutazione, se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”.

 

 

La scheda

 

Problema della persistenza della rilevanza del falso valutativo a seguito della riforma e dunque se l’eliminazione dell’inciso ancorché oggetto di valutazioni  abbia o meno determinato un effetto parzialmente abrogativo della fattispecie

 

Contrasto giurisprudenziale:

 

Tesi a) sentenza Crespi (33774/2015) e sentenza Banca popolare Alto Adige (6916/2016)

 

L’eliminazione del sintagma è indicativo della volontà del legislatore di non voler più punire i falsi valutativi, riducendo l’estensione incriminatrice della norma alle appostazioni contabili che riguardano fatti economici materiali, determinando una vera e propria successione di leggi, con effetto abrogativo, limitato alle condotte di falsa valutazione di una realtà effettivamente sussistente.

 

[Esclusi dall’effetto parzialmente abrogativo sono:

– l’esposizione di crediti materialmente falsi (in quanto indicati con un valore difforme dal dato reale o perché descritti come certi);

– l’esposizione crediti inesistenti perché originati da contratti fittizi;

– l’esposizione di crediti concernenti i ricavi di competenza dell’esercizio successivo;

– l’esposizione di crediti relativi ad una fattura emessa a fronte di operazioni inesistenti.]

 

Argomenti addotti a sostegno:

  1. dato testuale della nuova formulazione, da confrontare con quello delle precedente e con il dato dell’art. 2638 c.c.;
  2. il legislatore non opera una semplice elisione ma richiede la rilevanza dei fatti. Non è una semplice applicazione del criterio ubi voluit dixit, in quanto l’aggiunta dell’aggettivo rilevanti vincola ad una lettura più restrittiva della portata della norma;
  3. la stessa modifica della fattispecie omissiva è sintomatica in tal senso, il che si deduce dal fatto che il nuovo testo fa riferimento a “fatti materiali rilevanti” e non più ad “informazioni”;
  4. lettura parallela della normativa in tema di frode fiscale nella quale l’inserimento dell’espressione “fatti materiali” rispondeva all’intento di evitare conseguenze penali derivanti da valutazioni.

 

 

Tesi b) sentenza Giovagnoli (890/2016)

 

Sussiste piena sovrapponibilità quanto alle condotte punibili tra le due norme, nella vecchia e nella nuova formulazione e pertanto il falso valutativo e tuttora penalmente rilevante.  Il riferimento ai fatti materiali quali possibili oggetti di una falsa rappresentazione della realtà non esclude la rilevanza penale degli enunciati valutativi, in quanto anche essi possono essere definiti falsi quando violino criteri di valutazione predeterminati o esibiti in una comunicazione sociale.

 

Argomenti addotti a sostegno:

  1. complessivo e significativo riordino della fattispecie di false comunicazioni sociali a seguito della riforma con la quale si delineano delitti di pericolo, connotati da dolo specifico e punibili ex officio;
  2. in base al canone ermeneutico di cui all’art. 12 preleggi, l’inciso eliminato, in quanto proposizione di natura tipicamente concessiva, ha finalità ancillare, con funzione esplicativa e chiarificatrice della proposizione principale. In sostanza, essa specifica e chiarisce che nei fatti materiali esposti nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali, dirette ai soci o al pubblico, erano e sono da ricomprendere anche quelli oggetto di valutazione;
  3. materialità e rilevanza dei fatti economici sono connotazioni gemelle ed esprimono l’esigenza della corretta informazione cui è tenuto il redattore. più esattamente:

– materialità significa essenzialità, per cui nella redazione del bilancio devono essere riportati e valutati solo dati informativi essenziali, ossia significativi ai fini dell’informazione

– rilevanza comporta che l’omissione o l’errata indicazione dell’informazione potrebbe ragionevolmente influenzare le decisioni prese dagli utilizzatori sulla base del bilancio dell’impresa, con la precisazione che la rilevanza delle singole voci è giudicata nel contesto di altre voci analoghe;

  1. opinare diversamente frusterebbe le finalità della legge. ossia quella di disegnare un reato spia dei fenomeni corruttivi, in quanto frequente sbocco questi ultimi dei fondi neri creati con l’appostazione contabile di false fatturazioni.

 

Composizione del contrasto ad opera delle Sezioni Unite (22474/2016)

 

Sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di valutazione, se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni.

 

Argomenti addotti a sostegno:

  1. tutta la normativa civilistica presuppone e/o prescrive il momento valutativo nella redazione del bilancio, dettandone in gran parte i criteri e delineando un vero e proprio metodo convenzionale di valutazione (es. voci come ammortamento, svalutazioni, crediti, partecipazioni, costi di sviluppo …);
  2. assenza di modifiche nel corpo dell’art. 2638 c.c. per cui o l’eliminazione del sintagma si estende anche a questa norma oppure non comporta nello stesso art. 2621 c.c. alcuna diversa configurazione rispetto alla norma incriminatrice previgente;
  3. nella giurisprudenza di legittimità i confini del falso valutativo sono sufficientemente tracciati, ad esempio in tema di falso ideologico ex art. 479 c.p. e di falsa perizia ex art. 373 c.p.

 

Con riferimento al falso ideologico e in particolare di provvedimenti urbanistici di tipo abilitativo e riguardo alla omessa indicazione, da parte di funzionari e dirigenti comunali, della reale consistenza delle opere, della loro incidenza, sulla realtà territoriale e della normativa correttamente applicabile al caso concreto, si fa riferimento alla sentenza De Napoli (39843/2015) che distingue:

– prima ipotesi in cui il p.u., chiamato ad esprimere un giudizio, è libero anche nella scelta dei criteri di valutazione. Il documento contenente il giudizio non è destinato a provare la verità di alcun fatto

– seconda ipotesi in cui sussiste un riferimento implicito a previsioni normative che dettano criteri di valutazione. Si tratta di una ipotesi di discrezionalità tecnica vincolante la valutazione ad una verifica di conformità della situazione fattuale a parametri predeterminati. Ne deriva che l’atto potrà risultare falso se il giudizio di conformità non risponda ai parametri al quale esso è implicitamente vincolato.

 

  1. introduzione del concetto di rilevanza che sostituisce il parametro della idoneità ad indurre in errore i destinatari e sta ad indicare la pericolosità che segue alla falsificazione;
  2. valutazione della rilevanza rimessa al giudice che deve, in base alla causalità ex ante, valutare la potenzialità decettiva dell’informazione falsa contenuta nel bilancio e relativa a dati informativi essenziali, ed esprimere un giudizio prognostico sulla idoneità degli artifici e dei raggiri contenuti nel documento contabile nell’ottica di una potenziale induzione in errore in incertam personam;
  3. riconoscimento di attitudine ingannatoria e di efficacia fuorviante nei confronti del lettore del bilancio anche per il cosiddetto falso qualitativo.

 

 

 

Il testo della sentenza è consultabile al link

http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/22474_05_2016.pdf

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