Ecco l’approccio e i ragionamenti corretti da usare di fronte a una traccia d’esame, utilizzando il metodo della Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche. Metodo che se correttamente appreso, ti consentirà di cavartela SEMPRE, anche senza i codici annotati:

“Una brillante dottoressa, responsabile del day-hospital oncologico di un noto ospedale abruzzese, viene brutalmente assassinata di fronte al predetto ospedale da un uomo, successivamente suicidatosi, che l’aveva perseguitata per anni. La vittima aveva presentato alcune denunce per il reato di atti persecutori, cd. stalking, i cui relativi procedimenti erano stati tuttavia archiviati dall’autorità giudiziaria. L’uomo la osservava e seguiva dappertutto; si era intrufolato nella sua vita privata con artifici e raggiri (si trattava di un parente di un paziente in cura dalla dottoressa)”.

Non era dunque un ex fidanzato o marito della vittima ma un perfetto sconosciuto.”

Anche qui, procediamo per gradi ed interroghiamo la nostra traccia. Quali sono i dati fattuali e gli istituti giuridici rilevanti?

Quali sono le fattispecie criminose che riconoscete nel caso in esame?

Stiamo facendo questo semplice esercizio per abituarci a dare un “significato giuridico“ ai fatti storici descritti nelle tracce oggetto d’esame, poiché una esatta qualificazione della fattispecie ed una corretta individuazione della questione giuridica sottesa sono prerequisiti necessari per il buon esito della prova.

Nel nostro caso individuiamo anzitutto il reato di omicidio disciplinato dall’ art. 575 c.p., fattispecie che tutti conosciamo.

Si tratta di un reato contro la persona, per la precisione, di un delitto: qui aprirei una parentesi. Attenti a non confondere delitti e contravvenzioni.

La qualificazione di un reato in termini di delitto o di contravvenzione è foriera di non poche conseguenze da punto di vista teorico e pratico.

Basti pensare all’elemento soggettivo: nei delitti il normale criterio di imputazione soggettiva della responsabilità penale è il dolo, mentre nelle contravvenzioni è indifferentemente il dolo o la colpa, salvo che il legislatore non preveda espressamente contravvenzioni dolose o colpose (art. 42 c.p.).

Ancora. Il tentativo, disciplinato dall’art. 56 c.p., non è configurabile con riferimento alle contravvenzioni, atteso che la disposizione parla esclusivamente di delitti. Così come la cooperazione colposa ex art. 113 c.p., parimenti configurabile esclusivamente con riferimento ai delitti e non alle contravvenzioni.

Dal punto di vista pratico, poi, occorre ricordare che operare una “derubricazione” del delitto in contravvenzione non sempre porta esiti favorevoli per il vostro assistito poiché, come abbiamo già visto, le contravvenzioni sono punibili sia a titolo di dolo che di colpa.

Chiusa la parentesi, torniamo all’omicidio. Dalla lettura e decodificazione della disposizione di cui all’ art. 575 c.p. ricaviamo che si tratta di un reato contro la persona, comune (potendo essere commesso da chiunque), di evento, a forma libera (o per così dire “casualmente orientato”), il cui elemento soggettivo è il dolo generico.

Tuttavia, a ben vedere, nel nostro caso, possiamo riconoscere una fattispecie circostanziata di omicidio, per la sussistenza dell’aggravante speciale della premeditazione, prevista dall’ art. 576, I comma, n. 2 c.p. Si tratta di una circostanza aggravante specifica dell’omicidio, ad efficacia speciale, autonoma, poiché comporta l’applicazione di una pena di specie diversa (l’ergastolo in luogo della reclusione non inferiore ad anni ventuno).

Dobbiamo stare sempre attenti quando ci imbattiamo in una fattispecie aggravata di reato perché, soprattutto nella redazione dell’atto di appello penale, potremmo essere chiamati a richiedere al giudice dell’impugnazione il bilanciamento ex art.  69 c.p. tra le circostanze aggravanti e attenuanti, per mitigare il trattamento sanzionatorio del vostro assistito.

Sono tecniche difensive che vedremo “sul campo” sia a lezione che in occasione della correzione degli atti assegnati a casa.

Proseguendo nella nostra qualificazione del fatto, che altri reati riconosciamo?

Senza dubbio gli atti persecutori ex art. 612-bis c.p., anche se, per la verità, dalla traccia emerge che i relativi procedimenti penali siano stati archiviati.

Ma ai nostri fini, quello della ricostruzione del fatto e della sussunzione, è irrilevante: analizziamo anche il cd. Stalking (termine tratto dal gergo venatorio che indica l’atto di “fare la posta”).

Per stalking si intende un insieme di condotte persecutorie ripetute nel tempo che provocano un danno alla vittima incidendo sulle sue abitudini di vita o generando un grave stato di ansia/paura, o ingenerando il timore per la propria incolumità o per quella di una persona cara.

Voi certamente saprete che si tratta di un delitto di nuovo conio, introdotto dal legislatore nel 2009 per colmare una lacuna sanzionatoria e dare una adeguata risposta punitiva alle condotte che sino al 2009 venivano inquadrate in altri reati, come le minacce, la violenza privata, le molestie etc. Perché?

Perché queste ultime fattispecie criminose, strutturate come reati di mera condotta, si erano rivelate inadeguate a garantire una piena tutela alle vittime di condotte illecite spesso reiterate e dagli effetti deleteri, soprattutto dal punto di vista psicologico ed esistenziale, nella sfera privata e familiare del soggetto passivo del reato.

Ed è sicuramente “la serialità” il perno su cui ruota il disvalore penale del delitto di stalking, unitamente agli eventi lesivi cagionati dalla predetta reiterazione delle condotte persecutorie. Ci troviamo quindi dinnanzi ad un delitto, strutturato come reato di evento, a forma libera, potendo le condotte di minaccia e di molestie essere realizzate con qualsivoglia forma (es. appostamenti, telefonate, invio di SMS, email etc.), che mira a tutelare la libertà morale del soggetto passivo, come suggerisce la stessa collocazione sistematica della disposizione.

Quando vi imbattete nell’analisi di un reato, anche il più “sconosciuto”, dovete sempre procedere a questo tipo di disamina, al fine di individuare tutti gli elementi strutturali della fattispecie.  Con tale metodo sarete in grado di scomporre ed esaminare qualsiasi figura di reato, tanto nel parere penale quanto nell’atto giudiziario.

Inoltre, con particolare riferimento alla tecnica di redazione dell’atto d’appello penale, tipologia di atto che, statisticamente, risulta il più gettonato all’ esame d’ avvocato, è di primaria importanza procedere ad una scomposizione del reato nei suoi elementi essenziali al fine della “demolizione” della sentenza si condanna.

Nel proseguo delle lezioni, impareremo ad applicare il “metodo demolitorio” per la formulazione dei motivi d’appello perfettamente concatenati alle conclusioni dell’atto, alla stregua delle varie tipologie di sentenze di proscioglimento (artt.  529, 530, 531 c.p.p.).

Tuttavia, è appena il caso di precisarlo, non sempre è possibile formulare una richiesta di assoluzione ex art. 530 c.p.p., conclusione questa che certamente rappresenta l’“optimum” delle strategie difensive.  Infatti, in tutti quei casi in cui la fattispecie conserva una rilevanza penale, potrebbe essere opportuno, dal punto di vista difensivo, formulare una richiesta di riqualificazione del fatto/derubricazione del reato in termini più favorevoli al reo, con l’applicazione della pena prevista per il reato meno grave.

Infine, e con questo chiudiamo questa lezione introduttiva del metodo della Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, un atto di appello penale che sia veramente completo ed esaustivo deve chiudersi con uno specifico motivo in punto di pena, vale a dire un motivo residuale con cui l’aspirante avvocato cercherà di operare sul trattamento sanzionatorio inflitto al proprio assistito al fine di attenuarlo.

Ciò è reso possibile dalla richiesta, da rivolgere al giudice dell’appello, di applicazione delle circostanze attenuanti generiche (se non sono già state riconosciute), il bilanciamento con altre circostanze aggravanti eventualmente contestate, nonché l’applicazione dei benefici di legge, tra cui la sospensione condizionale della pena, là dove ve ne siano i presupposti di legge.

Non sottovalutate mai l’importanza dell’argomentazione in punto di pena, poiché vi potrebbe capitare di redigere un atto d’appello in cui l’unica strategia difensiva percorribile è la richiesta di riforma della sentenza di condanna in punto di trattamento sanzionatorio, come del resto è capitato nella scorsa sessione di esame in materia di recidiva.

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