Quella piccola grande sfida chiamata “Esame d’Avvocato”. L’importanza della prova scritta

Ogni aspirante avvocato sa che la prova scritta dell’esame di abilitazione, rappresenta senza dubbio l’ostacolo più impegnativo da affrontare per indossare la toga.

 

Lo sa perché si è trovato impegnato in una vera e propria battaglia per la sopravvivenza, sommerso dal mare magnum di libri, codici e sentenze da scartabellare, atti e pareri da redigere, spesso dal tramonto all’alba, perché il tempo è una risorsa scarsa che bisogna inventarsi, tra una fila in cancelleria e il lavoro nello studio del dominus.

 

Lo sa perché ha dovuto affrontare sacrifici personali ed economici per iscriversi ai vari corsi privati, a causa della sempre più deficitaria preparazione universitaria.

 

Del resto non è un mistero che l’Università italiana, nonostante le riforme succedutesi nell’ultimo decennio, si sia rivelata assolutamente inidonea a preparare i giovani laureati in giurisprudenza alle più importanti sfide professionali.

 

La frammentazione dei programmi di studio, l’attenzione per la quantità di promossi agli esami a discapito della qualità della preparazione, nonché la rivincita di dispense e riassunti sui manuali dei grandi autori, hanno segnato profondamente il bagaglio culturale di chi si accinge ad affrontare l’esame per diventare avvocato.

 

Non da ultimo, cosa più grave, lo studente, suo malgrado, negli anni dell’Università è costretto ad approcciarsi al diritto in modo asettico, mnemonico, poiché l’obiettivo non è imparare ragionando, ma sbarcare l’esame nel più breve tempo possibile.

 

Eppure il diritto non è questo.

 

Il diritto non è astrattezza. Il diritto è materia viva, in costante evoluzione e trasformazione.

Il diritto respira con noi, tutti giorni. Ma è una creatura che va domata e compresa col giusto metodo e, soprattutto, con curiosità e spirito critico.

 

E’ questa la “materia prima” che si trova a plasmare il buon avvocato, chiamato quotidianamente a risolvere problemi, a dare veste giuridica ai fatti narrati dai clienti, difenderli in giudizio e convincere il giudice della bontà dei propri argomenti.

 

Di ciò l’aspirante avvocato si avvede anzitutto quando, da praticante, pone piede in Tribunale.

 

Ed in quel luogo, che spesso somiglia più ad una bolgia infernale di dantesca memoria (quella fu la mia impressione!) che ad un’aula di giustizia, cercherà di barcamenarsi tentando di trovare quelle norme così strenuamente studiate nei libri, ma non riconoscendole, poiché vive, vegete e vestite della realtà di tutti i giorni.

 

Si renderà conto che le “immissioni sonore”, così come disciplinate dalla astratta disposizione di cui all’art. 844 c.c., in materia di proprietà fondiaria, in realtà prendono vita e si animano nel caso dell’ormai esausto vicino di casa di un apprendista suonatore di trombone che si esercita a qualsiasi ora del giorno e della notte per il suo saggio di musica, così impedendo al primo di riposare adeguatamente.

 

Così il concetto di danno non patrimoniale, sviscerato in tutti i manuali e sezionato ossessivamente dalla giurisprudenza, smetterà di somigliare ad un mostro mitologico e potrà assumere fattezze più concrete, ove si consideri il caso del danno biologico o alla salute, in sé e per sé considerato, a prescindere dalla capacità di produrre reddito, subito da un vecchietto che sia stato investito da un’auto sulle strisce pedonali.

 

Comprenderà la sacralità dell’art. 13 della Costituzione, quando un amico sarà sottoposto ad un arresto illegittimo ed arbitrario da parte della Polizia.

 

Non solo. Questa nuova realtà giuridica, per la verità, salta all’occhio del futuro avvocato anche, e soprattutto, in occasione della redazione di atti e pareri giudiziari, ove costui è chiamato a comprendere, interpretare, ragionare e sussumere la fattispecie concreta, descritta nella traccia assegnata, nell’ambito delle norme giuridiche esistenti nel nostro ordinamento.

 

Ed è questo il momento in cui può rivelarsi prezioso l’ausilio di un buon corso di preparazione in grado di impartire all’allievo un efficace metodo di studio e argomentazione che, come una bussola, gli consenta di orientarsi nel mare magnum del diritto e delle questioni giuridiche, sottese ad atti e pareri.

 

Perché il bravo navigatore non è colui che conosce tutti i mari, ma colui che sa usare il sestante.

 

Occorre, pertanto, un metodo di ricostruzione sistematica che privilegi il ragionamento sul dato normativo, anche alla luce del “Nuovo esame Avvocato” in cui non potranno più adoperarsi i codici annotati con le massime della giurisprudenza.

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