prova scritta avvocato

Riprendiamo dalla premessa fatta nel precedente articolo per una migliore comprensione del metodo adottato unicamente dalla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, metodo applicato ai suoi Corsi per la preparazione all’esame di avvocato.

Un metodo che ti consente di cavartela sempre! Anche senza codici annotati. Non solo all’esame di stato, ma anche nella professione e nella preparazione dei Concorsi Superiori:

“Le nostre saranno lezioni dialogate e ragionate. Ciò ti consente di mantenere viva l’attenzione e alto l’interesse. I monologhi e la teoria pura non ci servono: siamo qui per risolvere problemi non per metterci in mostra. L’obiettivo è imparare a scrivere un buon atto e un buon parere per superare l’esame.

Il nostro impegno sarà indirizzato esclusivamente a questo obiettivo.

Ora esamineremo insieme due casi, tratti da recenti fatti di cronaca, uno in materia di diritto civile, relativo al cd. Diritto all’oblio, un diritto della personalità di nuova generazione, ed un altro in materia di diritto penale, relativo al delitto di atti persecutori, il cd. Stalking di cui all’art. 612-bis c.p., reato di recente introduzione.

Sono “diritti e delitti “giovani. Scelti perché ti consentiranno di ragionare e di imparare a decodificare il fatto per arrivare al diritto”.

 

Cominciamo…

 

“Un noto ristorante abruzzese, in persona del suo legale rappresentante, citava in giudizio il direttore responsabile di un giornale online, che per comodità chiameremo Alfa news, e l’editore della testata giornalistica, intimando loro:

– la rimozione delle pagine web contenenti un articolo su una vicenda di natura penale che aveva coinvolto il predetto ristorante per un fatto avvenuto molti anni prima (si trattava di un’ ispezione dei NAS in occasione della quale furono rinvenuti nelle cucine del locale insetti, ratti e cibo avariato);

– il risarcimento dei danni subiti, sia dal ristorante che dal suo direttore, per la lesione della reputazione professionale e personale collegata alla permanenza in rete di tale notizia”.

Questo è il nostro fatto storico. La fattispecie concreta che siamo chiamati a decodificare per individuare le norme giuridiche applicabili.

Anzitutto dobbiamo partire dalla traccia, dalla sua comprensione e dalla selezione degli elementi fattuali rilevanti.

 

Quali sono? Vediamoli insieme.

 

Quali sono gli elementi fattuali rilevanti, ossia quelli che assumono uno specifico significato per il diritto?

Quali sono gli istituti giuridici richiamati dalla traccia?

E, soprattutto, quali sono i punti controversi che sarete chiamati ad analizzare nel vostro elaborato?

 

La tematica generale su cui verte la traccia, è l’annosa questione della tutela dei diritti della personalità ed il loro bilanciamento.

I diritti della personalità sono quei diritti che tutelano la persona nei suoi valori essenziali.

Si tratta di diritti fondamentali dell’uomo la cui tutela è solennemente sancita dall’art. 2 della Costituzione, norma estremamente importante poiché costituisce una clausola generale di tutela della persona umana, così conferendo carattere di atipicità ai diritti della personalità.

Cosa significa atipicità dei diritti della personalità?

Significa, in buona sostanza, che l’elencazione dei diritti fondamentali dell’uomo non può esaurirsi nelle previsioni contenute nella Costituzione o nella legge ordinaria, poiché si tratta di diritti storicamente relativi, che si evolvono col costume sociale e col progresso tecnologico.

Pensiamo alla enorme rilevanza che ha assunto nella cd. Società dell’Informazione, nell’era di Internet e delle nuove tecnologie, il diritto alla riservatezza di cui stiamo parlando, diritto sicuramente non tutelato expressis verbis dalla Costituzione, ma certamente meritevole di tutela alla stregua di quella clausola generale di salvaguardia della persona umana contenuta proprio nell’art. 2 della Costituzione.

I diritti della personalità, inoltre, sono una species di diritti assoluti, opponibili erga omnes, irrinunciabili, indisponibili, non commerciabili e connotati dalla non patrimonialità.

Tutte queste indicazioni ci serviranno quando parleremo della “danno non patrimoniale” ex art. 2059 c.c. e della lunga e tortuosa evoluzione giurisprudenziale avente ad oggetto la sua risarcibilità.

Ma torniamo a noi.

Non abbiamo ancora individuato correttamente il punto controverso da affrontare nel nostro ipotetico atto giudiziario o parere.

Ad una prima lettura, infatti, si potrebbe ritenere che la controversia verta sul tradizionale problema del bilanciamento del diritto all’integrità morale, vantato dagli attori, con il diritto di cronaca giudiziaria esercitato dai convenuti, inteso quale corollario del più generale diritto di manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione; oppure che la questione giuridica sottoposta alla vostra attenzione si riduca nella risoluzione del conflitto fra il diritto alla riservatezza, da voi correttamente individuato, con il diritto di cronaca giudiziaria già accennato.

Ma così non è. Impostare l’atto giudiziario o il parere trattando esclusivamente dei presupposti di liceità dell’esercizio del diritto di cronaca, così come individuati dalla giurisprudenza costante della Suprema Corte di Cassazione (la verità della notizia, la rilevanza sociale della stessa e la continenza formale) significherebbe non centrare affatto la questione giuridica sottesa, in pregiudizio del buon esito della prova d’esame.

Tra l’altro, nel caso del diritto alla riservatezza, il bilanciamento con il diritto di cronaca giudiziaria viene effettuato dallo stesso legislatore che, agli artt. 136 e ss. del D. lgs. 196 del 2003 – cd. Codice della Privacy – disciplina il trattamento dei dati personali per finalità giornalistiche.

Tale disciplina, come saprete, prevede una deroga al principio del consenso dell’interessato al trattamento dei dati personali laddove questi ultimi vengano divulgati per soddisfare un interesse giornalistico, ed esclusivamente in presenza presupposti individuati dall’art. 136 del Codice.

In particolare, recita il predetto articolo: “le disposizioni del presente titolo si applicano al trattamento:

a) effettuato nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità;

b) effettuato dai soggetti iscritti nell’elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli 26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69;

c) temporaneo finalizzato esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero anche nell’espressione artistica.”

Al contrario, da un’attenta lettura della traccia emerge come il vero problema non sia costituito da un bilanciamento di tipo “genetico” dei diritti all’integrità morale e alla riservatezza col diritto di cronaca giudiziaria, ma semmai dal diverso e più delicato problema della individuazione dei presupposti per la permanenza nella rete di una notizia di cronaca oramai risalente nel tempo e foriera di danni per il suo protagonista.

Ricordiamoci che si tratta di una testata giornalistica on-line, dunque caratterizzata da una maggiore capillarità nella diffusione della notizia.

Il punto controverso riguarda il profilo per così dire “funzionale” del bilanciamento fra i predetti diritti della personalità: in altre parole, il problema sul tappeto è quello della permanenza della notizia nella memoria storica della rete internet.

Ed è proprio in relazione a tali fattispecie che la dottrina e la giurisprudenza hanno coniato l’espressione “diritto all’oblio”, il cd. diritto di essere dimenticati, di recente codificato anche in ambito eurounitario col Regolamento UE n. 2016/679.

E cos’è il diritto all’oblio se non un corollario del diritto alla riservatezza? Un diritto alla non diffusione, senza particolari motivi, come la rilevanza pubblica della notizia, di precedenti pregiudizievoli dell’onore e della reputazione di una persona (come ad es. i cd. precedenti giudiziari di una persona che costituiscono dati sensibilissimi).

Sul versante giurisprudenziale, sei invitato a leggerti la recente sentenza della Corte di Cassazione in materia: Cass. Civ. n. 13161/2016 che affronta egregiamente la tematica.

Ovviamente il tema va approfondito e scandagliato maggiormente, ad esempio in punto di danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal Ristorante e dal suo gestore in proprio, di azione risarcitoria e azione inibitoria, ma stasera mi sono riproposta di fare delle semplici “pennellate” sul metodo argomentativo che applichiamo in questa scuola, nell’ambito di un approccio graduale nell’apprendimento delle tecniche di ragionamento giuridico.

 

Passiamo ora al nostro caso di diritto penale, tratto da un recente caso di cronaca nera, un caso di “femminicidio” per usare un linguaggio criminologico.

 

“Una brillante dottoressa, responsabile del day-hospital oncologico di un noto ospedale abruzzese, viene brutalmente assassinata di fronte al predetto ospedale da un uomo, successivamente suicidatosi, che l’aveva perseguitata per anni. La vittima aveva presentato alcune denunce per il reato di atti persecutori, cd. stalking, i cui relativi procedimenti erano stati tuttavia archiviati dall’autorità giudiziaria. L’uomo la osservava e seguiva dappertutto; si era intrufolato nella sua vita privata con artifici e raggiri (si trattava di un parente di un paziente in cura dalla dottoressa).

Non era dunque un ex fidanzato o marito della vittima ma un perfetto sconosciuto.”

Anche qui, procediamo per gradi ed interroghiamo la nostra traccia. Quali sono i dati fattuali e gli istituti giuridici rilevanti?

Continua…

Per saperne di più sulla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, visita il sito del Nuovo Corso Intensivo Avvocato e iscriviti GRATUITAMENTE a una delle lezioni di luglio del Corso Intensivo:

Iscrivendoti gratuitamente alla lezione verrai aggiornato sulla terza parte di questo articolo.

 

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