Come preparare, al meglio, l’esame di stato e diventare un buon avvocato. Ultima Parte

“Una brillante dottoressa, responsabile del day-hospital oncologico di un noto ospedale abruzzese, viene brutalmente assassinata di fronte al predetto ospedale da un uomo, successivamente suicidatosi, che l’aveva perseguitata per anni. La vittima aveva presentato alcune denunce per il reato di atti persecutori, cd. stalking, i cui relativi procedimenti erano stati tuttavia archiviati dall’autorità giudiziaria. L’uomo la osservava e seguiva dappertutto; si era intrufolato nella sua vita privata con artifici e raggiri (si trattava di un parente di un paziente in cura dalla dottoressa).

Non era dunque un ex fidanzato o marito della vittima ma un perfetto sconosciuto.”

Anche qui, procediamo per gradi ed interroghiamo la nostra traccia. Quali sono i dati fattuali e gli istituti giuridici rilevanti?

Quali sono le fattispecie criminose che riconoscete nel caso in esame?

Stiamo facendo questo semplice esercizio per abituarci a dare un “significato giuridico“ ai fatti storici descritti nelle tracce oggetto d’esame, poiché una esatta qualificazione della fattispecie ed una corretta individuazione della questione giuridica sottesa sono prerequisiti necessari per il buon esito della prova.

Nel nostro caso individuiamo anzitutto il reato di omicidio disciplinato dall’ art. 575 c.p., fattispecie che tutti conosciamo.

Si tratta di un reato contro la persona, per la precisione, di un delitto: qui aprirei una parentesi. State attenti a non confondere delitti e contravvenzioni.

La qualificazione di un reato in termini di delitto o di contravvenzione è foriera di non poche conseguenze da punto di vista teorico e pratico.

Basti pensare all’elemento soggettivo: nei delitti il normale criterio di imputazione soggettiva della responsabilità penale è il dolo, mentre nelle contravvenzioni è indifferentemente il dolo o la colpa, salvo che il legislatore non preveda espressamente contravvenzioni dolose o colpose (art. 42 c.p.).

Ancora. Il tentativo, disciplinato dall’art. 56 c.p., non è configurabile con riferimento alle contravvenzioni, atteso che la disposizione parla esclusivamente di delitti. Così come la cooperazione colposa ex art. 113 c.p., parimenti configurabile esclusivamente con riferimento ai delitti e non alle contravvenzioni.

Dal punto di vista pratico, poi, occorre ricordare che operare una “derubricazione” del delitto in contravvenzione non sempre porta esiti favorevoli per il vostro assistito poiché, come abbiamo già visto, le contravvenzioni sono punibili sia a titolo di dolo che di colpa.

Chiusa la parentesi, torniamo all’omicidio. Dalla lettura e decodificazione della disposizione di cui all’ art. 575 c.p. ricaviamo che si tratta di un reato contro la persona, comune (potendo essere commesso da chiunque), di evento, a forma libera (o per così dire “casualmente orientato”), il cui elemento soggettivo è il dolo generico.

Tuttavia, a ben vedere, nel nostro caso, possiamo riconoscere una fattispecie circostanziata di omicidio, per la sussistenza dell’aggravante speciale della premeditazione, prevista dall’ art. 576, I comma, n. 2 c.p. Si tratta di una circostanza aggravante specifica dell’omicidio, ad efficacia speciale, autonoma, poiché comporta l’applicazione di una pena di specie diversa (l’ergastolo in luogo della reclusione non inferiore ad anni ventuno).

Dobbiamo stare sempre attenti quando ci imbattiamo in una fattispecie aggravata di reato perché, soprattutto nella redazione dell’atto di appello penale, potremmo essere chiamati a richiedere al giudice dell’impugnazione il bilanciamento ex art.  69 c.p. tra le circostanze aggravanti e attenuanti, per mitigare il trattamento sanzionatorio del vostro assistito.

Sono tecniche difensive che vedremo “sul campo” sia a lezione che in occasione della correzione degli atti assegnati a casa.

Proseguendo nella nostra qualificazione del fatto, che altri reati riconosciamo?

Senza dubbio gli atti persecutori ex art. 612-bis c.p., anche se, per la verità, dalla traccia emerge che i relativi procedimenti penali siano stati archiviati.

Ma ai nostri fini, quello della ricostruzione del fatto e della sussunzione, è irrilevante: analizziamo anche il cd. Stalking (termine tratto dal gergo venatorio che indica l’atto di “fare la posta”).

Per stalking si intende un insieme di condotte persecutorie ripetute nel tempo che provocano un danno alla vittima incidendo sulle sue abitudini di vita o generando un grave stato di ansia/paura, o ingenerando il timore per la propria incolumità o per quella di una persona cara.

Voi certamente saprete che si tratta di un delitto di nuovo conio, introdotto dal legislatore nel 2009 per colmare una lacuna sanzionatoria e dare una adeguata risposta punitiva alle condotte che sino al 2009 venivano inquadrate in altri reati, come le minacce, la violenza privata, le molestie etc. Perché?

Perché queste ultime fattispecie criminose, strutturate come reati di mera condotta, si erano rivelate inadeguate a garantire una piena tutela alle vittime di condotte illecite spesso reiterate e dagli effetti deleteri, soprattutto dal punto di vista psicologico ed esistenziale, nella sfera privata e familiare del soggetto passivo del reato.

Ed è sicuramente “la serialità” il perno su cui ruota il disvalore penale del delitto di stalking, unitamente agli eventi lesivi cagionati dalla predetta reiterazione delle condotte persecutorie. Ci troviamo quindi dinnanzi ad un delitto, strutturato come reato di evento, a forma libera, potendo le condotte di minaccia e di molestie essere realizzate con qualsivoglia forma (es. appostamenti, telefonate, invio di SMS, email etc.), che mira a tutelare la libertà morale del soggetto passivo, come suggerisce la stessa collocazione sistematica della disposizione.

Quando vi imbattete nell’analisi di un reato, anche il più “sconosciuto”, dovete sempre procedere a questo tipo di disamina, al fine di individuare tutti gli elementi strutturali della fattispecie.  Con tale metodo sarete in grado di scomporre ed esaminare qualsiasi figura di reato, tanto nel parere penale quanto nell’atto giudiziario.

Inoltre, con particolare riferimento alla tecnica di redazione dell’atto d’appello penale, tipologia di atto che, statisticamente, risulta il più gettonato all’ esame d’ avvocato, è di primaria importanza procedere ad una scomposizione del reato nei suoi elementi essenziali al fine della “demolizione” della sentenza si condanna.

Nel proseguo delle lezioni, impareremo ad applicare il “metodo demolitorio” per la formulazione dei motivi d’appello perfettamente concatenati alle conclusioni dell’atto, alla stregua delle varie tipologie di sentenze di proscioglimento (artt.  529, 530, 531 c.p.p.).

Tuttavia, è appena il caso di precisarlo, non sempre è possibile formulare una richiesta di assoluzione ex art. 530 c.p.p., conclusione questa che certamente rappresenta l’“optimum” delle strategie difensive.  Infatti, in tutti quei casi in cui la fattispecie conserva una rilevanza penale, potrebbe essere opportuno, dal punto di vista difensivo, formulare una richiesta di riqualificazione del fatto/derubricazione del reato in termini più favorevoli al reo, con l’applicazione della pena prevista per il reato meno grave.

Infine, e con questo chiudiamo questa lezione introduttiva del metodo della Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, un atto di appello penale che sia veramente completo ed esaustivo deve chiudersi con uno specifico motivo in punto di pena, vale a dire un motivo residuale con cui l’aspirante avvocato cercherà di operare sul trattamento sanzionatorio inflitto al proprio assistito al fine di attenuarlo.

Ciò è reso possibile dalla richiesta, da rivolgere al giudice dell’appello, di applicazione delle circostanze attenuanti generiche (se non sono già state riconosciute), il bilanciamento con altre circostanze aggravanti eventualmente contestate, nonché l’applicazione dei benefici di legge, tra cui la sospensione condizionale della pena, là dove ve ne siano i presupposti di legge.

Non sottovalutate mai l’importanza dell’argomentazione in punto di pena, poiché vi potrebbe capitare di redigere un atto d’appello in cui l’unica strategia difensiva percorribile è la richiesta di riforma della sentenza di condanna in punto di trattamento sanzionatorio, come del resto è capitato nella scorsa sessione di esame in materia di recidiva.

Per saperne di più sulla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, visita il sito del Nuovo Corso Intensivo Avvocato e iscriviti GRATUITAMENTE alla prima lezione del Corso Super Intensivo 2017 di Settembre:

Per partecipare, come ospite, alla prima lezione o per informazioni compila il form coi tuoi dati (nome e mail) o chiama il 070.20.48.039

Come preparare, al meglio, l’esame di stato e diventare un buon avvocato. Seconda Parte

 

prova scritta avvocato

Riprendiamo dalla premessa fatta nel precedente articolo per una migliore comprensione del metodo adottato unicamente dalla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, metodo applicato ai suoi Corsi per la preparazione all’esame di avvocato.

Un metodo che ti consente di cavartela sempre! Anche senza codici annotati. Non solo all’esame di stato, ma anche nella professione e nella preparazione dei Concorsi Superiori:

“Le nostre saranno lezioni dialogate e ragionate. Ciò ti consente di mantenere viva l’attenzione e alto l’interesse. I monologhi e la teoria pura non ci servono: siamo qui per risolvere problemi non per metterci in mostra. L’obiettivo è imparare a scrivere un buon atto e un buon parere per superare l’esame.

Il nostro impegno sarà indirizzato esclusivamente a questo obiettivo.

Ora esamineremo insieme due casi, tratti da recenti fatti di cronaca, uno in materia di diritto civile, relativo al cd. Diritto all’oblio, un diritto della personalità di nuova generazione, ed un altro in materia di diritto penale, relativo al delitto di atti persecutori, il cd. Stalking di cui all’art. 612-bis c.p., reato di recente introduzione.

Sono “diritti e delitti “giovani. Scelti perché ti consentiranno di ragionare e di imparare a decodificare il fatto per arrivare al diritto”.

 

Cominciamo…

 

“Un noto ristorante abruzzese, in persona del suo legale rappresentante, citava in giudizio il direttore responsabile di un giornale online, che per comodità chiameremo Alfa news, e l’editore della testata giornalistica, intimando loro:

– la rimozione delle pagine web contenenti un articolo su una vicenda di natura penale che aveva coinvolto il predetto ristorante per un fatto avvenuto molti anni prima (si trattava di un’ ispezione dei NAS in occasione della quale furono rinvenuti nelle cucine del locale insetti, ratti e cibo avariato);

– il risarcimento dei danni subiti, sia dal ristorante che dal suo direttore, per la lesione della reputazione professionale e personale collegata alla permanenza in rete di tale notizia”.

Questo è il nostro fatto storico. La fattispecie concreta che siamo chiamati a decodificare per individuare le norme giuridiche applicabili.

Anzitutto dobbiamo partire dalla traccia, dalla sua comprensione e dalla selezione degli elementi fattuali rilevanti.

 

Quali sono? Vediamoli insieme.

 

Quali sono gli elementi fattuali rilevanti, ossia quelli che assumono uno specifico significato per il diritto?

Quali sono gli istituti giuridici richiamati dalla traccia?

E, soprattutto, quali sono i punti controversi che sarete chiamati ad analizzare nel vostro elaborato?

 

La tematica generale su cui verte la traccia, è l’annosa questione della tutela dei diritti della personalità ed il loro bilanciamento.

I diritti della personalità sono quei diritti che tutelano la persona nei suoi valori essenziali.

Si tratta di diritti fondamentali dell’uomo la cui tutela è solennemente sancita dall’art. 2 della Costituzione, norma estremamente importante poiché costituisce una clausola generale di tutela della persona umana, così conferendo carattere di atipicità ai diritti della personalità.

Cosa significa atipicità dei diritti della personalità?

Significa, in buona sostanza, che l’elencazione dei diritti fondamentali dell’uomo non può esaurirsi nelle previsioni contenute nella Costituzione o nella legge ordinaria, poiché si tratta di diritti storicamente relativi, che si evolvono col costume sociale e col progresso tecnologico.

Pensiamo alla enorme rilevanza che ha assunto nella cd. Società dell’Informazione, nell’era di Internet e delle nuove tecnologie, il diritto alla riservatezza di cui stiamo parlando, diritto sicuramente non tutelato expressis verbis dalla Costituzione, ma certamente meritevole di tutela alla stregua di quella clausola generale di salvaguardia della persona umana contenuta proprio nell’art. 2 della Costituzione.

I diritti della personalità, inoltre, sono una species di diritti assoluti, opponibili erga omnes, irrinunciabili, indisponibili, non commerciabili e connotati dalla non patrimonialità.

Tutte queste indicazioni ci serviranno quando parleremo della “danno non patrimoniale” ex art. 2059 c.c. e della lunga e tortuosa evoluzione giurisprudenziale avente ad oggetto la sua risarcibilità.

Ma torniamo a noi.

Non abbiamo ancora individuato correttamente il punto controverso da affrontare nel nostro ipotetico atto giudiziario o parere.

Ad una prima lettura, infatti, si potrebbe ritenere che la controversia verta sul tradizionale problema del bilanciamento del diritto all’integrità morale, vantato dagli attori, con il diritto di cronaca giudiziaria esercitato dai convenuti, inteso quale corollario del più generale diritto di manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione; oppure che la questione giuridica sottoposta alla vostra attenzione si riduca nella risoluzione del conflitto fra il diritto alla riservatezza, da voi correttamente individuato, con il diritto di cronaca giudiziaria già accennato.

Ma così non è. Impostare l’atto giudiziario o il parere trattando esclusivamente dei presupposti di liceità dell’esercizio del diritto di cronaca, così come individuati dalla giurisprudenza costante della Suprema Corte di Cassazione (la verità della notizia, la rilevanza sociale della stessa e la continenza formale) significherebbe non centrare affatto la questione giuridica sottesa, in pregiudizio del buon esito della prova d’esame.

Tra l’altro, nel caso del diritto alla riservatezza, il bilanciamento con il diritto di cronaca giudiziaria viene effettuato dallo stesso legislatore che, agli artt. 136 e ss. del D. lgs. 196 del 2003 – cd. Codice della Privacy – disciplina il trattamento dei dati personali per finalità giornalistiche.

Tale disciplina, come saprete, prevede una deroga al principio del consenso dell’interessato al trattamento dei dati personali laddove questi ultimi vengano divulgati per soddisfare un interesse giornalistico, ed esclusivamente in presenza presupposti individuati dall’art. 136 del Codice.

In particolare, recita il predetto articolo: “le disposizioni del presente titolo si applicano al trattamento:

a) effettuato nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità;

b) effettuato dai soggetti iscritti nell’elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli 26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69;

c) temporaneo finalizzato esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero anche nell’espressione artistica.”

Al contrario, da un’attenta lettura della traccia emerge come il vero problema non sia costituito da un bilanciamento di tipo “genetico” dei diritti all’integrità morale e alla riservatezza col diritto di cronaca giudiziaria, ma semmai dal diverso e più delicato problema della individuazione dei presupposti per la permanenza nella rete di una notizia di cronaca oramai risalente nel tempo e foriera di danni per il suo protagonista.

Ricordiamoci che si tratta di una testata giornalistica on-line, dunque caratterizzata da una maggiore capillarità nella diffusione della notizia.

Il punto controverso riguarda il profilo per così dire “funzionale” del bilanciamento fra i predetti diritti della personalità: in altre parole, il problema sul tappeto è quello della permanenza della notizia nella memoria storica della rete internet.

Ed è proprio in relazione a tali fattispecie che la dottrina e la giurisprudenza hanno coniato l’espressione “diritto all’oblio”, il cd. diritto di essere dimenticati, di recente codificato anche in ambito eurounitario col Regolamento UE n. 2016/679.

E cos’è il diritto all’oblio se non un corollario del diritto alla riservatezza? Un diritto alla non diffusione, senza particolari motivi, come la rilevanza pubblica della notizia, di precedenti pregiudizievoli dell’onore e della reputazione di una persona (come ad es. i cd. precedenti giudiziari di una persona che costituiscono dati sensibilissimi).

Sul versante giurisprudenziale, sei invitato a leggerti la recente sentenza della Corte di Cassazione in materia: Cass. Civ. n. 13161/2016 che affronta egregiamente la tematica.

Ovviamente il tema va approfondito e scandagliato maggiormente, ad esempio in punto di danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal Ristorante e dal suo gestore in proprio, di azione risarcitoria e azione inibitoria, ma stasera mi sono riproposta di fare delle semplici “pennellate” sul metodo argomentativo che applichiamo in questa scuola, nell’ambito di un approccio graduale nell’apprendimento delle tecniche di ragionamento giuridico.

 

Passiamo ora al nostro caso di diritto penale, tratto da un recente caso di cronaca nera, un caso di “femminicidio” per usare un linguaggio criminologico.

 

“Una brillante dottoressa, responsabile del day-hospital oncologico di un noto ospedale abruzzese, viene brutalmente assassinata di fronte al predetto ospedale da un uomo, successivamente suicidatosi, che l’aveva perseguitata per anni. La vittima aveva presentato alcune denunce per il reato di atti persecutori, cd. stalking, i cui relativi procedimenti erano stati tuttavia archiviati dall’autorità giudiziaria. L’uomo la osservava e seguiva dappertutto; si era intrufolato nella sua vita privata con artifici e raggiri (si trattava di un parente di un paziente in cura dalla dottoressa).

Non era dunque un ex fidanzato o marito della vittima ma un perfetto sconosciuto.”

Anche qui, procediamo per gradi ed interroghiamo la nostra traccia. Quali sono i dati fattuali e gli istituti giuridici rilevanti?

Continua…

Per saperne di più sulla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, visita il sito del Nuovo Corso Intensivo Avvocato e iscriviti GRATUITAMENTE a una delle lezioni di luglio del Corso Intensivo:

Iscrivendoti gratuitamente alla lezione verrai aggiornato sulla terza parte di questo articolo.

 

Per partecipare a una lezione o per informazioni compila il form coi tuoi dati (nome e mail) oppure invia una mail a: info@edizionigiuridiche.com o chiama il 070.20.48.039

 

Come preparare, al meglio, l’esame di stato e diventare un buon avvocato. Svelato il metodo della Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche

Partendo da questo articolo, primo di una serie, ti sveleremo il metodo di analisi e di risoluzione delle tracce assegnate all’esame d’avvocato usato dalla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche con sedi a Cagliari e Sassari.

Si tratta dell’unico metodo che privilegia il ragionamento e l’argomentazione giuridica rispetto a tecniche redazionali meramente compilative che fanno largo uso di massime giurisprudenziali.

In sintesi, il così detto “metodo normativo” della Scuola di Edizioni Giuridiche.

Come saprai, la traccia consiste nella breve descrizione di un “fatto storico” che il candidato deve sapientemente decodificare per comprenderne appieno il significato giuridico e, soprattutto, risolvere la questione giuridica ad esso sottesa.

In altre parole, il punto di partenza per la risoluzione del quesito è la così detta sussunzione.

Ma qual è il significato di questo parolone piuttosto ingombrante?

Per sussunzione si intende la possibilità di ricondurre la fattispecie concreta (il nostro fatto storico, descritto nella traccia, per intenderci) nell’ambito delle norme generali e astratte, negli istituti giuridici e i nei principi generali di diritto che costituiscono il nostro ordinamento giuridico. A volte si tratta di veri e propri pilastri del sistema e altre volte solamente di piccoli mattoni, ma il discorso non cambia.

Si tratta di dare un significato giuridico ad un fatto storico, al fine di individuarne la disciplina applicabile. Questa è la sussunzione!

L’università ci ha abituato a studiare il diritto in modo asettico, statico, quasi in bianco e nero. Ma l’università è finita e sarai presto avvocato.

Ora si tratta di vedere “il diritto in azione”, in una prospettiva dinamica. Un diritto a colori, perché si tratta di apprestare la migliore difesa possibile al vostro cliente che per ora è ipotetico – perché è quello che dovrete difendere nella traccia d’esame – ma domani, superato l’esame, sarà reale!

Immagina una vicenda di questo tipo:

Tizio, mosso da particolari motivi di odio e rancore nei confronti di Caio, lo apposta sotto casa e lo aggredisce sferrandogli un violento pugno al volto, così fratturandogli la mascella.

Un quisque de populo (ossia un non-giurista) sicuramente vedrà in questa vicenda un terribile atto di violenza e poco altro.

Noi no. Noi ci vedremo qualcosa in più perché siamo avvocati. Per noi quella vicenda acquisterà necessariamente un “significato giuridico” più pregnante. Perché?

Perché inconsciamente la nostra mente assocerà quel pugno alle norme giuridiche e agli istituti che oramai fanno parte del vostro bagaglio giuridico costruito in anni di studio.

Sicuramente ricollegherai quella vicenda alla responsabilità civile e al “danno ingiusto” di cui all’art. 2043 c.c., al problema della risarcibilità del danno biologico e, più in generale, del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c.; sul versante penalistico potreste addirittura fare un collegamento col reato di lesioni personali di cui all’art. 582 c.p. e analizzare la responsabilità penale di Tizio e le conseguenze civili derivanti dal reato etc.

Non si tratta, quindi, di un puro esercizio logico, ma di un primo passo essenziale per la corretta risoluzione della traccia. Una corretta sussunzione del fatto storico nelle norme generali vi consentirà, infatti, di ricavare la disciplina giuridica da applicare al caso e di impostare in modo impeccabile il parere e l’atto giudiziario.

Ma ai Corsi, per la preparazione dell’esame d’avvocato, della Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, non ci limiteremo a fare solo questo:

impareremo le tecniche dell’argomentazione e di collegamento delle norme giuridiche tra loro, partendo dal codice normativo e aiutandoci coi codici annotati al solo fine di impreziosire l’elaborato.

Impareremo a selezionare le massime giurisprudenziali (non tutte sono necessarie per risolvere il quesito, ma occorre sempre fare una selezione) e ad utilizzarle per rinforzare la nostra tesi.

Ultimo passaggio, il più importante, riguarderà le tecniche di redazione del parere legale e dell’atto giudiziario.

Si tratta di due tecniche profondamente diverse che verranno approfondite, lezione dopo lezione.

Su questa diversità ci batteremo molto, poiché vogliamo evitare a tutti i costi il grossolano errore di scrivere un atto che sembra un parere o un parere che sembra un atto.

Errore che viene considerato fatale dalla Commissione esaminatrice.

Entriamo ora nel vivo della lezione e cominciamo a lavorare con la “sussunzione”…

Esamineremo insieme due casi, tratti da recenti fatti di cronaca, uno in materia di diritto civile, relativo al cd. Diritto all’oblio, un diritto della personalità di nuova generazione, ed un altro in materia di diritto penale, relativo al delitto di atti persecutori, il cd. Stalking di cui all’art. 612-bis c.p., reato di recente introduzione.

Sono “diritti e delitti” giovani. Scelti perché ci consentiranno di ragionare e di imparare a decodificare il fatto per arrivare al diritto.

Traccia N°1

“Un noto ristorante abruzzese, in persona del suo legale rappresentante, citava in giudizio il direttore responsabile di un giornale online, che per comodità chiameremo Alfa news, e l’editore della testata giornalistica, intimando loro:

– la rimozione delle pagine web contenenti un articolo su una vicenda di natura penale che aveva coinvolto il predetto ristorante per un fatto avvenuto molti anni prima (si trattava di un’ ispezione dei NAS in occasione della quale furono rinvenuti nelle cucine del locale insetti, ratti e cibo avariato);

– il risarcimento dei danni subiti, sia dal ristorante che dal suo direttore, per la lesione della reputazione professionale e personale collegata alla permanenza in rete di tale notizia”.

Questo è il nostro fatto storico. La fattispecie concreta  che siamo chiamati a decodificare per individuare le norme giuridiche applicabili.

Cominciamo…

Anzitutto dobbiamo partire dalla traccia, dalla sua comprensione e dalla selezione degli elementi fattuali rilevanti.

Quali sono? Vediamoli insieme…

Le nostre sono sempre lezioni dialogate e ragionate.

Ciò ti consente di mantenere viva l’attenzione e alto l’interesse. I monologhi e la teoria pura non ci servono: siamo qui per risolvere problemi non per metterci in mostra. L’obiettivo è imparare a scrivere un buon atto e un buon parere per superare l’esame. Il nostro impegno sarà indirizzato esclusivamente a questo obiettivo.

Tornando alla traccia, quali sono gli elementi fattuali rilevanti, ossia quelli che assumono uno specifico significato per il diritto?

continua…

Per saperne di più sulla Scuola Giuridica di Edizioni Giuridiche, visita il sito del Nuovo Corso Intensivo Avvocato

Oppure iscriviti GRATUITAMENTE a una delle restanti 3 lezioni del:

Iscrivendoti gratuitamente alla lezione sarai anche aggiornato sulla seconda parte di questo articolo.

Quella piccola grande sfida chiamata “Esame d’Avvocato”. L’importanza della prova scritta

Ogni aspirante avvocato sa che la prova scritta dell’esame di abilitazione, rappresenta senza dubbio l’ostacolo più impegnativo da affrontare per indossare la toga.

 

Lo sa perché si è trovato impegnato in una vera e propria battaglia per la sopravvivenza, sommerso dal mare magnum di libri, codici e sentenze da scartabellare, atti e pareri da redigere, spesso dal tramonto all’alba, perché il tempo è una risorsa scarsa che bisogna inventarsi, tra una fila in cancelleria e il lavoro nello studio del dominus.

 

Lo sa perché ha dovuto affrontare sacrifici personali ed economici per iscriversi ai vari corsi privati, a causa della sempre più deficitaria preparazione universitaria.

 

Del resto non è un mistero che l’Università italiana, nonostante le riforme succedutesi nell’ultimo decennio, si sia rivelata assolutamente inidonea a preparare i giovani laureati in giurisprudenza alle più importanti sfide professionali.

 

La frammentazione dei programmi di studio, l’attenzione per la quantità di promossi agli esami a discapito della qualità della preparazione, nonché la rivincita di dispense e riassunti sui manuali dei grandi autori, hanno segnato profondamente il bagaglio culturale di chi si accinge ad affrontare l’esame per diventare avvocato.

 

Non da ultimo, cosa più grave, lo studente, suo malgrado, negli anni dell’Università è costretto ad approcciarsi al diritto in modo asettico, mnemonico, poiché l’obiettivo non è imparare ragionando, ma sbarcare l’esame nel più breve tempo possibile.

 

Eppure il diritto non è questo.

 

Il diritto non è astrattezza. Il diritto è materia viva, in costante evoluzione e trasformazione.

Il diritto respira con noi, tutti giorni. Ma è una creatura che va domata e compresa col giusto metodo e, soprattutto, con curiosità e spirito critico.

 

E’ questa la “materia prima” che si trova a plasmare il buon avvocato, chiamato quotidianamente a risolvere problemi, a dare veste giuridica ai fatti narrati dai clienti, difenderli in giudizio e convincere il giudice della bontà dei propri argomenti.

 

Di ciò l’aspirante avvocato si avvede anzitutto quando, da praticante, pone piede in Tribunale.

 

Ed in quel luogo, che spesso somiglia più ad una bolgia infernale di dantesca memoria (quella fu la mia impressione!) che ad un’aula di giustizia, cercherà di barcamenarsi tentando di trovare quelle norme così strenuamente studiate nei libri, ma non riconoscendole, poiché vive, vegete e vestite della realtà di tutti i giorni.

 

Si renderà conto che le “immissioni sonore”, così come disciplinate dalla astratta disposizione di cui all’art. 844 c.c., in materia di proprietà fondiaria, in realtà prendono vita e si animano nel caso dell’ormai esausto vicino di casa di un apprendista suonatore di trombone che si esercita a qualsiasi ora del giorno e della notte per il suo saggio di musica, così impedendo al primo di riposare adeguatamente.

 

Così il concetto di danno non patrimoniale, sviscerato in tutti i manuali e sezionato ossessivamente dalla giurisprudenza, smetterà di somigliare ad un mostro mitologico e potrà assumere fattezze più concrete, ove si consideri il caso del danno biologico o alla salute, in sé e per sé considerato, a prescindere dalla capacità di produrre reddito, subito da un vecchietto che sia stato investito da un’auto sulle strisce pedonali.

 

Comprenderà la sacralità dell’art. 13 della Costituzione, quando un amico sarà sottoposto ad un arresto illegittimo ed arbitrario da parte della Polizia.

 

Non solo. Questa nuova realtà giuridica, per la verità, salta all’occhio del futuro avvocato anche, e soprattutto, in occasione della redazione di atti e pareri giudiziari, ove costui è chiamato a comprendere, interpretare, ragionare e sussumere la fattispecie concreta, descritta nella traccia assegnata, nell’ambito delle norme giuridiche esistenti nel nostro ordinamento.

 

Ed è questo il momento in cui può rivelarsi prezioso l’ausilio di un buon corso di preparazione in grado di impartire all’allievo un efficace metodo di studio e argomentazione che, come una bussola, gli consenta di orientarsi nel mare magnum del diritto e delle questioni giuridiche, sottese ad atti e pareri.

 

Perché il bravo navigatore non è colui che conosce tutti i mari, ma colui che sa usare il sestante.

 

Occorre, pertanto, un metodo di ricostruzione sistematica che privilegi il ragionamento sul dato normativo, anche alla luce del “Nuovo esame Avvocato” in cui non potranno più adoperarsi i codici annotati con le massime della giurisprudenza.

Quella piccola grande sfida chiamata “Esame d’Avvocato”. L’importanza della prova orale.

Dopo la gioia per il superamento delle prove scritte – che ben ripaga i sacrifici sino a quel momento affrontati – l’aspirante avvocato si trova di fronte ad una nuova e forse più impegnativa sfida: portare all’esame orale ben sei materie che, di solito, si trova a studiare sotto il cocente sole d’agosto, mentre tutti i suoi amici si godono il mare.

 

Si tratta, a ben vedere, di una prova dura, anche psicologicamente, ma tutto sommato approcciabile se affrontata con il giusto metodo di studio e tempismo, anche se v’è da dire che il “Nuovo esame d’Avvocato” ha innalzato la soglia di difficoltà, prevedendo l’obbligatorietà delle due materie processuali per l’eccellenza: la procedura civile e penale.

 

La maggiore difficoltà risiede, non tanto nella complessità della singola materia, quand’anche si tratti di una procedura, quanto nella circostanza di doverne studiare e memorizzare sei tutte assieme, in un lasso di tempo piuttosto ristretto. Impresa che il quasi-avvocato non ha mai fatto in vita sua.

 

Ciò richiede anzitutto la padronanza di un buon metodo di studio, basato anzitutto sulla suddivisione del programma per macro-aree concettuali con collegamenti sistematici, sulla schematizzazione e mappatura degli argomenti più importanti al fine di sfruttare la memoria visiva, così velocizzando il ripasso e, soprattutto, sull’acquisizione di una buona tecnica di esposizione orale.

 

Quest’ultimo aspetto, nella quasi totalità dei casi, fa la vera e propria differenza, decidendo non solo della promozione, ma anche, e soprattutto, della più alta votazione in sede di esame orale, con la possibilità di conseguire le prestigiose onorificenze che l’Ordine degli Avvocati assegna ogni anno ai giovani avvocati più meritevoli.

 

Del resto, capita sovente e spiacevolmente, che candidati particolarmente preparati non riescano a superare l’esame orale a causa di un blocco psicologico (vinti dall’ansia o dalla abitudine di non ripetere) o di una scarsa capacità di comunicazione ed esposizione degli argomenti chiesti dalla Commissione.

 

Per tali motivi, è essenziale esercitarsi ripetendo diffusamente le materie già adeguatamente metabolizzate e schematizzate, sforzandosi di enucleare, in modo chiaro, sintetico e con un appropriato lessico tecnico giuridico, definizioni e disciplina degli istituti giuridici, al fine di rispondere esaustivamente alle domande formulate dalla Commissione.

 

Sul punto, infatti, occorre precisare che l’esame orale d’avvocato si distingue dall’ordinario esame orale universitario proprio per la stringatezza delle risposte, che devono essere estremamente precise, tecniche e sintetiche.

 

Ne consegue anche l’importanza della scelta dei libri da cui preparare le suddette materie che, per le ragioni suesposte, ivi compreso il fattore tempo, non possono ovviamente essere i manuali major adoperati all’università.

 

Si tratta di una piccola grande sfida, da affrontare sempre con grande ottimismo poiché, come dice Richard Bandler “le persone ottimiste ottengono risultati migliori praticamente in ogni ambito della vita, rispetto alle loro pessimistiche controparti”.

 

Avv. Elisabetta Patrito insegnate Speciale della Scuola Edizioni Giuridiche – Formazione

Schemi ragionati con ipotesi di risoluzione. Atto di diritto amministrativo

Schemi ragionati con ipotesi di risoluzione. Atto di diritto amministrativo

Premessa metodologica

Il metodo “puramente normativo” della Scuola Edizioni Giuridiche – Formazione, si basa su un approccio logico-analitico alle tracce d’esame, che privilegia il ragionamento giuridico attraverso l’utilizzo del dato normativo e del sillogismo aristotelico.

Questo particolare “metodo normativo” consente di sviluppare qualsiasi tipologia di traccia e di risolvere agevolmente ogni problematica giuridica ad essa sottesa.

In tale prospettiva, i più recenti orientamenti giurisprudenziali verranno analizzati e utilizzati unicamente come validi sostegni della personale argomentazione dell’allievo.

Riteniamo, infatti, che l’originalità e la correttezza del ragionamento giuridico possano conferire agli elaborati quegli elementi di differenziazione e qualificazione necessari per superare le prove scritte dell’esame scritto d’avvocato che, ricordiamo, dall’anno 2017, non si svolgerà più con ausilio dei codici annotati.

 

Schemi ragionati con ipotesi di risoluzione a cura delle docenti:

Avv. Elisabetta Patrito e Maria Francesca Mascia

 

Terza giornata – L’atto.

 

Traccia n. 3 – Atto giudiziario in materia di diritto amministrativo

 

In data 23 aprile 2016, Tizio aliena a Caio un immobile di interesse storico artistico (ritualmente dichiarato) di sua proprietà al fine di ottemperare all’obbligo di legge, lo stesso trasmette alla competente soprintendenza, con lettera raccomandata ricevuta in data 02 maggio 2016 copia autentica del contratto di compravendita.

Il Ministero per i beni e le attività culturali, senza comunicare l’avvio di procedimento agli interessati, esercita il diritto di prelazione sull’immobile con provvedimento del 25 ottobre 2016, nel quale dopo aver affermato la sussistenza dei presupposti di legge per l’applicazione del termine di legge di 180 giorni (non avendo Tizio effettuato la prescritta denuncia di alienazione), si limita a fare generico riferimento all’interesse storico artistico dell’immobile stesso.

Tale provvedimento viene consegnato all’ufficio notificatorio il 26 ottobre 2016 e notificato alle parti del contratto in data 4 novembre 2016.

Caio, preoccupato di perdere la proprietà del predetto immobile, si reca dunque da un legale al quale, dopo aver esposto i fatti sopra detti, rappresenta che Tizio, nel trasmettere alla Soprintendenza copia del contratto di compravendita, aveva comunque indicato il domicilio in Italia di ciascuna delle parti contraenti.

 

Il candidato, assunte le vesti del legale di Caio, rediga l’atto ritenuto più idoneo alla tutela delle ragioni del proprio assistito, illustrando le problematiche sottese alla fattispecie in esame.

 

 

Dati fattuali rilevanti: Caio, acquirente di un immobile dichiarato di interesse storico artistico, subisce un provvedimento con cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali manifesta la volontà di esercitare il diritto di prelazione su detto bene, provvedimento datato 25 ottobre 2016 e notificato all’interessato il 4 novembre 2016.

Tizio, alienante dell’immobile, aveva ottemperato all’obbligo legale di comunicazione dell’atto di compravendita alla competente Sovrintendenza in data 2 maggio 2016.

 

Questioni giuridiche sottese: accertamento di eventuali profili di illegittimità nell’iter procedimentale seguito dalla P.A. nell’adozione del provvedimento ablatorio di cui agli artt. 60 e 62 del D. Lgs. n. 42/2004, anche con riferimento all’obbligo di motivazione di cui all’art.

3 della L. 241/1990.

 

 

Norme giuridiche applicabili: artt. 97 Cost., 3, 21-bis L. 241/1990; artt. 1, 2, 59, 60, 61 62 del D. Lgs. n. 42/2004.

 

Atto giudiziario prescelto: Ricorso dinanzi al T.A.R. competente, ex art. 40  D.Lgs. 104/2010 (CpA), nell’interesse di Caio, per l’annullamento del provvedimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, adottato il 25 ottobre 2016 e notificato al ricorrente in data 4 novembre 2016, previa sospensiva degli effetti dello stesso (cd. istanza cautelare), da proporre contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato (T.U. 30 ottobre 1933, n. 1611 e relativo Regolamento approvato con R.D. n. 1612/1933).

Ciò per evitare che si perfezioni l’effetto traslativo della proprietà del bene immobile, derivante dall’esercizio della prelazione da parte della P.A., con conseguente definitiva acquisizione al patrimonio indisponibile di quest’ultima del bene suddetto, già oggetto di compravendita tra Tizio e Caio.

 

L’atto andrà strutturato in questo modo:

 

  • esposizione del fatto (premessa minore), in cui verranno descritti gli elementi fattuali rilevanti opportunamente estrapolati dalla traccia;
  • argomentazione in diritto (premessa maggiore), scandita dai motivi di doglianza specifici, ancorati alle violazioni di legge ravvisate nell’agere della P.A.

Si ricorda, altresì, che nel contesto di un ricorso al TAR occorre preliminarmente sottolineare l’interesse attuale e concreto all’azione da parte del ricorrente, a causa del pregiudizio subito dal provvedimento impugnato.

 

 

Argomentazione:

L’atto doveva essere impostato ed argomentato in diritto prendendo le mosse esclusivamente dal dato normativo ed, in particolare, dagli artt. 59, 60, 61, 62 del D. Lgs. 42/2004, cd. Codice dei Beni Culturali.

Occorre infatti premettere che in materia di beni culturali le norme appena enunciate dispongono che:

 

  • 59.

Denuncia di trasferimento.

  1. Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o, limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali sono denunciati al Ministero.
  2. La denuncia è effettuata entro trenta giorni:
  3. dall’alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della detenzione;
  4. dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso;
  5. dall’erede o dal legatario, in caso di successione a causa di morte. Per l’erede, il termine decorre dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dalla comunicazione notarile prevista dall’articolo 623 del codice civile, salva rinuncia ai sensi delle disposizioni del codice civile.
  1. La denuncia è presentata al competente soprintendente del luogo ove si trovano i beni.
  2. La denuncia contiene:
  3. i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali;
  4. i dati identificativi dei beni;
  5. l’indicazione del luogo ove si trovano i beni;
  6. l’indicazione della natura e delle condizioni dell’atto di trasferimento;
  7. l’indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini delle eventuali comunicazioni previste dal presente Titolo.
  8. Si considera non avvenuta la denuncia priva delle indicazioni previste dal comma 4 o con indicazioni incomplete o imprecise.

 

  • 60.

Acquisto in via di prelazione.

  1. Il Ministero o, nel caso previsto dall’articolo 62, comma 3, la regione o gli altri enti pubblici territoriali interessati, hanno facoltà di acquistare in via di prelazione i beni culturali alienati a titolo oneroso o conferiti in società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento.
  2. Qualora il bene sia alienato con altri per un unico corrispettivo o sia ceduto senza previsione di un corrispettivo in denaro ovvero sia dato in permuta, il valore economico è determinato d’ufficio dal soggetto che procede alla prelazione ai sensi del comma 1.
  3. Ove l’alienante non ritenga di accettare la determinazione effettuata ai sensi del comma 2, il valore economico della cosa è stabilito da un terzo, designato concordemente dall’alienante e dal soggetto che procede alla prelazione. Se le parti non si accordano per la nomina del terzo, ovvero per la sua sostituzione qualora il terzo nominato non voglia o non possa accettare l’incarico, la nomina è effettuata, su richiesta di una delle parti, dal presidente del tribunale del luogo in cui è stato concluso il contratto. Le spese relative sono anticipate dall’alienante.
  4. La determinazione del terzo è impugnabile in caso di errore o di manifesta iniquità.
  5. La prelazione può essere esercitata anche quando il bene sia a qualunque titolo dato in pagamento.

 

 

  • 61

Condizioni della prelazione. 

  1. La prelazione è esercitata nel termine di sessanta giorni dalla data di ricezione della denuncia prevista dall’articolo 59.
  2. Nel caso in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, la prelazione è esercitata nel termine di centottanta giorni dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi dell’articolo 59, comma 4.
  3. Entro i termini indicati dai commi 1 e 2 il provvedimento di prelazione è notificato all’alienante ed all’acquirente. La proprietà passa allo Stato dalla data dell’ultima notifica.
  4. In pendenza del termine prescritto dal comma 1 l’atto di alienazione rimane condizionato sospensivamente all’esercizio della prelazione e all’alienante è vietato effettuare la consegna della cosa.
  5. Le clausole del contratto di alienazione non vincolano lo Stato.
  6. Nel caso in cui il Ministero eserciti la prelazione su parte delle cose alienate, l’acquirente ha facoltà di recedere dal contratto.

 

  • 62

Procedimento per la prelazione. 

  1. Il soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne dà immediata comunicazione alla regione e agli altri enti pubblici territoriali nel cui ambito si trova il bene. Trattandosi di bene mobile, la regione ne dà notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed eventualmente mediante altri idonei mezzi di pubblicità a livello nazionale, con la descrizione dell’opera e l’indicazione del prezzo.
  2. La regione e gli altri enti pubblici territoriali, nel termine di venti giorni dalla denuncia, formulano al Ministero una proposta di prelazione, corredata dalla deliberazione dell’organo competente che predisponga, a valere sul bilancio dell’ente, la necessaria copertura finanziaria della spesa indicando le specifiche finalità di valorizzazione culturale del bene.
  3. Il Ministero può rinunciare all’esercizio della prelazione, trasferendone la facoltà all’ente interessato entro venti giorni dalla ricezione della denuncia. Detto ente assume il relativo impegno di spesa, adotta il provvedimento di prelazione e lo notifica all’alienante ed all’acquirente entro e non oltre sessanta giorni dalla denuncia medesima. La proprietà del bene passa all’ente che ha esercitato la prelazione dalla data dell’ultima notifica.
  4. Nei casi in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, il termine indicato al comma 2 è di novanta giorni ed i termini stabiliti al comma 3, primo e secondo periodo, sono, rispettivamente, di centoventi e centottanta giorni. Essi decorrono dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi dell’articolo 59, comma 4.

 

Orbene, dalla ricognizione del dato normativo, emerge come i motivi formulabili nel ricorso giurisdizionale potevano essere vari: pare tuttavia opportuno concentrarsi su un primo motivo, dirimente, nel quale dedurre l’illegittimità del provvedimento con cui la P.A. ha esercitato il  diritto di prelazione ex art. 59  del Codice dei Beni Culturali, poiché emanato oltre il termine perentorio previsto ex lege.

Ciò non solo con riferimento al succitato termine breve di 60 giorni (art. 62, comma III), ma pure avendo riguardo al termine lungo di 180 giorni (art. 62, comma IV).

Infatti, sul punto, occorre rilevare come il provvedimento di cui all’art. 60 è ascrivibile senza dubbio al genus dei provvedimenti ablatori, dunque limitativi/restrittivi della sfera giuridica del destinatario: si tratta di provvedimenti restrittivi di cui all’art. 21-bis L.P.A. che producono i loro effetti nei confronti del destinatario con la comunicazione allo stesso effettuata anche nelle forme stabilite per la notifica agli irreperibili nei casi previsti dal c.p.c. Ne consegue che la decorrenza del termine lungo andrà parametrata non alla data del 26 ottobre 2016, momento nel quale la P.A. consegna l’atto all’ufficio notificatorio, ma alla data del 4 novembre 2016, data in cui il provvedimento è stato notificato a Caio.

I termini ultimi di notifica sarebbero stati, rispettivamente, per il termine breve di 60 giorni, il 1 luglio 2016, e per il termine lungo di 180 giorni, il 29 ottobre 2016.

La P.A. è pertanto decaduta dal potere di esercitare la predetta prelazione, con conseguente cristallizzazione degli effetti dell’atto di compravendita fra i due privati Caio e Tizio.

 

Un secondo motivo, ictu oculi emergente dalla traccia, doveva invece riguardare il deficit motivazionale  del provvedimento de quo. Le disposizioni di riferimento sono in questo caso l’art. 3 della L. 241/1990 (norma di carattere generale) e l’art. 62 del D.Lgs. 42/2004 (norma di carattere speciale).

Infatti, nel caso di specie,  la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali si è limitata a ribadire la sussistenza di un generico interesse storico artistico, fatto tra l’altro già noto, senza dare atto di quella che sarà la valorizzazione culturale del bene in nome della quale viene sacrificato il diritto di proprietà del privato.

 

La domanda cautelare dell’istanza di sospensione, volta a paralizzare gli effetti esecutivi del provvedimento, segue le consuete cadenze dei due requisiti del “fumus boni iuris” e del “periculum in mora”, attraverso la valutazione della fondatezza dei motivi di ricorso e del pregiudizio subito dal ricorrente nelle more del processo, sub specie di perdita della disponibilità del bene immobile.

 

Conclusioni: richiesta di annullamento del provvedimento impugnato (oltre che atti presupposti, connessi o collegati) di adozione della misura cautelare richiesta. Condanna alle spese di giudizio.

bool(false)